MAXI FRODE Salsi “junior” scarica le colpe sul padre
Il presidente della Reggiana Gourmet avrebbe eseguito degli ordini. E su Silipo: «Andavo da lui per comprare del vino»
REGGIO EMILIA
Ha parlato a lungo ieri Gianluca Salsi, per circa un’ora e mezza, cercando di restituire candore alla sua immagine di giovane imprenditore, pesantemente macchiata dalla bufera giudiziaria che ha travolto la Reggiana Gourmet, azienda di famiglia a capo della quale è stato messo dal padre Mirco Salsi, con il quale è accusato - assieme ad altre 6 persone - di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale.
Il 31enne Salsi è comparso ieri in udienza in tribunale a Reggio davanti al giudice Angela Baraldi per l’interrogatorio di garanzia relativo al divieto di dimora a Reggio Emilia che gli è stato imposto giovedì scorso. Il padre, invece, è agli arresti domiciliari. Assieme a Salsi c’era l’avvocato Romano Corsi, con il quale ha cercato di rispondere a tutte le domande relative al finanziamento del sistema di creazione di fatture false. «Ha rivendicato con fermezza la sua estraneità ai fatti che vengono ipotizzati - spiega Corsi - Fino a ottobre, Gianluca Salsi era titolare di una quota del 20% della Reggiana Gourmet. Dopodiché è diventato azionista di maggioranza, assumendo la presidenza e curando così gli interessi della società. Se ha fatto qualcosa, è stato su disposizione del padre, come ha spiegato al giudice».
Non essendo ancora navigato, quindi, il giovane timoniere sarebbe stato indirizzato dal padre verso le operazioni di finanziamento dell’associazione. Un ruolo non marginale, il suo, tanto che anche per lui era prevista la dotazione di un telefono “chiuso” (che la banda chiamava “citofoni”, ndr) per poter liberamente parlare con altri membri dell’associazione. Tra questi Antonio Silipo, nella casa del quale si è anche recato, come raccontano le intercettazioni telefoniche sulle quali si basano buona parte delle indagini.
E proprio qui si concentrano le accuse del pm Valentina Salvi, titolare dell’inchiesta, che vede in Gianluca Salsi un membro attivo della cricca, riuscita a frodare il fisco per 33 milioni di euro, permettendo ad imprenditori compiacenti di evadere imposte per 13 milioni di euro. Un processo di ingegneria finanziaria messo in piedi dal giornalista Marco Gibertini in concorso con altri 40 indagati.
«Il padre di Salsi gli ha prima lasciato la maggioranza dell’azienda, offrendo poi al figlio le indicazioni sulla gestione».
Salsi si sarebbe poi recato da Silipo non per comprare del vino, come ha affermato ieri davanti al giudice. «Oltre a questo ha consegnato dei documenti, ma sempre senza sapere di cosa si trattasse». In pratica, quindi, Gianluca Salsi faceva da postino per conto del padre, scaricando su questo ogni eventuale responsabilità. «Il suo ruolo non giustifica in alcun modo la misura restrittiva che è stata decisa nei suoi confronti - dice Corsi - Per questo abbiamo chiesto la revoca della misura, che potrebbe essere sostituita con il divieto di avvicinamento del padre».
L’inchiesta, assicurano comunque dalla procura, non è ancora terminata. Si attendono infatti nuovi sviluppi nelle prossime settimane.
