Gazzetta di Reggio

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Perdite disastrose per il settore edile

Luciano Salsi
Perdite disastrose per il settore edile

Dati allarmanti che emergono nel quarto rapporto di Unindustria sulle performance economiche di 1950 imprese associate

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Se non fosse per l'edilizia ci sarebbe quasi da stare allegri. Invece sarebbe assurdo abbassare la guardia di fronte al quadro complessivo evidenziato da Unindustria nel suo quarto rapporto sulle performance economiche di 1.950 imprese reggiane, desunte dai bilanci aziendali 2010- 2012. Balza agli occhi il crollo della redditività del capitale proprio, che dimostra come la crisi abbia infierito qui più che altrove. Questo indice, che misura il rapporto fra il reddito netto e il capitale impiegato, nel 2010 era pari al 2,57%, cioè alla metà di quello medio dell'Emilia- Romagna e dell'Italia. Nel 2011 è aumentato fino al 4,21%, ma l'anno successivo è crollato a - 0,20%, mentre sono rimasti positivi quelli della nostra regione (3,13%) e dell'Italia (1,08%). La colpa è tutta delle costruzioni, che, accusando perdite disastrose (- 28%), hanno vanificato i profitti conseguiti dagli altri settori, con in testa gli autoveicoli (+ 10,99%), le apparecchiature elettriche (+ 10,52%) e il tessile (+ 6,53%). L'analisi del fatturato, poi, conferma il dato di cronaca costituito dalle difficoltà e dai fallimenti delle imprese edili di maggiori dimensioni. Quelle con 25-50 addetti, infatti, hanno registrato un calo del 6,66%, mentre le più piccole hanno visto un aumento dell'1,62%, quelle con 2-10 addetti del 3,09% e quelle con 10-25 dipendenti dell'1,91%. Se si considera, invece, l'insieme delle 1950 aziende passate ai raggi X, si nota un incremento del fatturato, dal 2010 al 2012, pari al 6,1%, in linea con quello dell'Emilia-Romagna (6,2%) e superiore a quello nazionale (4,5%).

La nostra provincia ha retto molto bene sul versante dell'occupazione, che è cresciuta dell'1,7%, mentre è rimasta stabile in Emilia-Romagna ed è calata del 12,9% in Italia. «Nonostante la crisi - sottolinea Stefano Landi, presidente di Unindustria - il nostro sistema economico ha ancora una sostanziale vitalità. Tuttavia è costituito da una grande maggioranza di imprese piccole, che hanno margini operativi più bassi e maggiore difficoltà di accedere al credito». La ricerca, curata da Riccardo Silvi, docente di economia aziendale all'università di Bologna, è stata presentata ieri pomeriggio ai rappresentanti delle imprese nella sede di Unindustria. «Questi dati - spiega Landi - possono offrire implicazioni operative nella gestione quotidiana e di prospettiva delle aziende». «Essi - spiega Silvi - dimostrano la necessità di rivedere il modello dell'economia reggiana, che è particolarmente sensibile alle oscillazioni congiunturali, sia nel senso della crescita, sia in quello della recessione. E' utile prendere come esempio il 30% di imprese che ha risultati assai migliori della media: vengono di qui alcuni segnali di ottimismo».