Gazzetta di Reggio

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Newlat, cassa bloccata: addetti senza paga

Newlat, cassa bloccata: addetti senza paga

Fondi statali al palo: a sei mesi dall’avvio della copertura in deroga, 180 lavoratori non hanno ricevuto ancora un soldo

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REGGIO. Grido d'allarme dei sindacati reggiani per la Newlat: serve ancora della cassa integrazione in deroga per scongiurare altri esuberi. Il problema è venuto a galla quando, nei giorni scorsi, in Provincia si è fatto il punto sull'accordo per gli esuberi Newlat raggiunto lo scorso gennaio al ministero. Sono emerse, spiegano Flai-Cgil e Fai-Cisl in una nota, «due problematiche: da un lato, lo sblocco dei fondi (nazionali) per la cassa in deroga del primo semestre 2014, per la quale a tutt'oggi i lavoratori non hanno percepito un euro dopo quasi sei mesi dalla stipula dell'accordo, determinando una situazione insostenibile per tante famiglie; dall'altro, la necessità di ottenere un ulteriore periodo di cassa in deroga dopo il 30 giugno, per continuare il percorso di gestione degli esuberi, anche attraverso percorsi di formazione mirata e di riqualificazione per una rioccupazione dei lavoratori».

Il gruppo Newlat (ex Gilgio) conta 230 dipendenti, di cui 180 nella sola sede di Reggio. E sono sempre 180 gli addetti che, in teoria, dovrebbero essere coperti dalla cassa integrazione in deroga, diventata però una chimera. «Da inizio anni sono uscite 10 persone su base volontaria - spiega Mauro Nicolini, segretario della Flai-Cgil - Un processo sostenuto dalla cassa integrazione, come previsto dall’accordo che abbiamo stipulato al ministero. Ora, invece, ci troviamo con i lavoratori senza un soldo e con la minaccia di vederci dimezzato il periodo di copertura. Senza la proroga di sei mesi a partire da luglio, le uscite rischiano di non essere più su base volontaria».

Si sta studiando quindi come creare opportunità occupazionali, ma per Flai e Fai questo percorso va «accompagnato dal necessario rilancio dell'attività industriale, condizione indispensabile alla sopravvivenza della divisione lattiero-casearia. Questo percorso, se chiuso anzitempo per mancanza di ammortizzatori, porterebbe ancora a situazioni drammatiche». I mesi trascorsi, «hanno permesso l'uscita di un discreto numero di lavoratori per scelta volontaria, che hanno alleggerito il peso complessivo degli esuberi», ma «il problema rimane aperto». Cgil e Cisl andranno dunque in pressing su azienda e istituzioni ricordando che per gli addetti Newlat, «come per migliaia di altri casi, a soli 15 giorni dalla scadenza degli ammortizzatori, il destino di migliaia e migliaia di lavoratori e famiglie dipende dalle decisioni della politica e del governo che non può far mancare un sostegno fondamentale nel momento più duro che questa crisi ha creato».

«Il contesto nel quale sitamo cercando di lavorare è sempre più complicato - fa sapere Nicolini - Ci sono persone che potrebbero agganciare tre anni di mobilità per andare in pensione: così, invece, si vanificherebbe tutto».