Gazzetta di Reggio

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«No al ritorno della Festa dell’Unità»

 «No al ritorno della Festa dell’Unità»

A Marco Barbieri e Pierluigi Saccardi non piace la proposta di Renzi. Per Giuseppe Pagani «è meglio parlare di contenuti»

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La proposta del premier nonchè segretario del Pd Matteo Renzi di recuperare il vecchio nome "Festa dell'Unità" per le prossime kermesse del partito, non convince proprio tutti. Soprattutto per molti di coloro che arrivano dalla Margherita e hanno alle spalle anni trascorsi a organizzare o a fare volontariato nelle "Feste dell’Amicizia" - che da sempre si contrapponevano a quelle dell'Unità - la proposta di Renzi rappresenta «un tornare indietro». Alla fine la mediazione, almeno a Reggio, prevarrà con la scelta del doppio nome per l'appuntamento al Campovolo: Festareggio-Festa Provinciale dell'Unità. Ma c'è chi resta contrario.

Il più esplicito e tra i primi a richiamare il Pd a «guardare avanti e a non rimpiangere il passato» è il consigliere regionale Marco Barbieri, che dice: «Capisco bene che il ritorno generalizzato alla denominazione Feste dell'Unità, porti in sé una motivazione positiva, cioè quella di tranquillizzare un elettorato tradizionalmente di sinistra per il quale le feste hanno avuto un forte valore simbolico e per i tanti che volontariamente si sono dedicati alla buona riuscita di queste manifestazioni. Non condivido però quest'idea».

Poi il consigliere regionale ne elenca i motivi: «Il Pd è e deve essere un partito nuovo e per questo non può essere rappresentato da vessilli passati; non possiamo usare bandiere rosse, querce e scudi crociati per definire il Pd e nello stesso modo non si può scegliere tra feste dell'Unità e dell' Amicizia».

Per quanto riguarda Reggio, Barbieri sottolinea che «la festa provinciale di Reggio è stata denominata FestaReggio, quasi fosse la Festa, la Sagra di un territorio, di un partito che non si sente semplicemente parte, ma che svolge un ruolo di country party, cioè un partito, di un paese, di un territorio». E questo con FestaReggio era già stato fatto, conclude.

Sullo stesso registro Pierluigi Saccardi, fino a ieri vice presidente della Provincia e oggi neo consigliere comunale Pd in sala Tricolore per il quale «già il verbo ritornare non mi convince. Perché invece non guardiamo avanti. Forse sarebbe meglio fare festa in unità. Mi sembra una sorta di contentino, perché è un nome che ha anche una forte connotazione di parte. Tra l'altro a Reggio la manifestazione sia chiama Festareggio perché c'è stata la lungimiranza di considerarlo un appuntamento di tutta la città. Guardiamo avanti».

Il consigliere regionale Pd Giuseppe Pagani invece è più possibilista. «Se reintrodurre il nome Feste dell'Unità - sostiene - è un modo per finanziare uno dei due giornali del Pd mi sta bene. Ma credo che il problema vero non sia il nome, ma ci sarebbe da rivedere la formula della festa. Chiediamoci anche se i giovani sono attirati da questo modo di fare politica e se far politica attraverso le feste popolari ha ancora un senso. Se la risposta è positiva, allora dobbiamo anche riuscire a immaginare una formula nuova e forse anche un nome nuovo. Di per sé usare il nome Festa dell'Unità non mi scandalizza».

Da ultimo Emanuele Cavallaro, neo sindaco di Rubiera, sostiene che «sarebbe un errore gettare il brand Festareggio. Ha una sua storia, è nato prima del Pd e soprattutto è stata un'intuizione molto azzeccata. In generale ho sentito reazioni positive alla proposta e la soluzione potrebbe davvero essere Festareggio-Festa provinciale dell'Unità. Ma credo anche che il nome sia una di quelle cose su cui è giusto che a decidere siano i volontari. D'altronde a Castellarano e a Roteglia, la festa è stata sempre quella dell'Unità».

Roberto Fontanili