«Con la spada colpì per uccidere»
Tentato omicidio alla Canalina: il racconto in aula della vittima e del fratello
«Con quel colpo di spada voleva uccidere mio fratello, mirando al cuore, ma era riuscito a proteggersi con un braccio».
E’ il momento più drammatico dell’udienza tenutasi ieri per l’aggressione che avvenne il 6 aprile 2011 in un prato della zona Canalina: sfuggì alla morte, ma rimase seriamente ferito il giovane tunisino Naib Ben Barka (ora è in carcere per una vicenda di droga, comunque si è costituito parte civile tramite l’avvocato Federico Bertani). Sono accusati di tentato omicidio i tre fratelli tunisini Sellami (Khaled, Sameh e Ziad, tutti difesi dal legale Nicola Tria) e il connazionale Mohamed Shili (assistito dall’avvocato Alessandro Carrara). Ieri sono stati sentiti sia l’aggredito che suo fratello (Anis Ben Barka) ed hanno ricostruito quei momenti terribili, indicando in Khaled chi sferrò quel fendente, riconoscendolo – come anche gli altri componenti del commando – fra le fotografie tratte da un’informativa della polizia. Una storia di violenza fatta rientrare, come movente, nei contrasti concorrenziali per la vendita della droga, ma anche in mortivi di gelosia.L’aggredito ha raccontato che, pur ferito, era tornato insieme al fratello nella sua casa di Cadelbosco Sopra per armarsi e poi farsi giustizia da sè, ma perdeva talmente tanto sangue da sentirsi svenire, da qui la decisione di soprassedere e farsi accompagnare al pronto soccorso. Quando Naib era ricoverato in ospedale, il fratello Anis era stato “pizzicato” dalla polizia con una pistola clandestina: per gli agenti voleva vendicarsi, mentre ieri in udienza ha detto d’averla presa perché temeva per la sua vita. Si torna in aula a metà settembre.