«Più colture per fermare le frane»
Ligonchio, il presidente Giovanelli: «Sostenere l’agricoltura è una prevenzione»
LIGONCHIO. Non c’è solo la frana di Vetto a richiedere attenzioni particolari in Appennino. Se infatti la chiusura della sp513 ha giustamente richiamato ogni possibile sforzo, visti i fortissimi disagi che comporta, ci sono molti altri punti a rischio. Lo segnala il presidente del Parco nazionale, Fausto Giovanelli: «Il giusto allarme per la chiusura sempre più frequente di importanti strade, a causa delle frane, deve indurre a riflessioni un po’ meno retoriche e rivendicative di quelle che correvano un tempo, per mettere in campo strategie di contrasto più ragionate e concrete. Vent’anni fa, in fondo, si poteva pensare che molte frane da sistemare potessero significare reddito d’impresa e posti di lavoro in montagna, indotti da un’accresciuta spesa pubblica. Ora, oggettivamente, no. Bisogna cambiare l’approccio: fare risultato utile con meno consumo di risorse, tenere aperte le strade senza pretendere impossibili e definitive messe in sicurezza. In altre parole, bisogna convivere con le argille e con le loro caratteristiche, senza pretendere di trasformarle in granito. Le argille sono croce e delizia del nostro Appennino: sono base delle foraggere del Parmigiano Reggiano e non solo permeabilità alle acque, fragilità e insicurezza per la stabilità dei versanti».
Conclude Giovanelli: «Le frane censite sono decine di migliaia. Il concentrarsi delle precipitazioni in periodi, in eventi più forti e la moltiplicazione delle infrastrutture viarie fa sì che questo fenomeno antico sia diventato più che un semplice problema: è talvolta una calamità. L’idea di una prevenzione onnipotente, sempre attraente è in gran parte velleitaria. Per le nostre argille, la ripresa di una più diffusa e capillare coltivazione dei versanti può essere più importante di interventi di idraulica realizzata con costose opere pubbliche. Sostenere la conduzione agricola di tanti terreni non utilizzati può avere una diretta ricaduta occupazionale e produttiva e, insieme, effetti permanenti sul controllo delle acque e sulla stabilità dei versanti». (l.t.)
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