«Fusione, ma quanto è costato il Psc?»
Ligonchio, la minoranza sull’iter seguito dal 2003 ad oggi dai Comuni dell’Unione: «I centomila euro erano solo l’anticipo»
LIGONCHIO. Si apre un acceso dibattito politico a Ligonchio, sui documenti di programmazione urbanistica ed edilizia. Un dibattito che coinvolge tutti e 4 i Comuni dell’Unione (Busana, Collagna e Ramiseto, oltre a Ligonchio) in quanto tali documenti sono stati redatti in forma associata. Ad aprire la discussione è la minoranza di Ligonchio, con un documento critico: «Per i 4 Comuni del crinale facenti parte dell’Unione l’argomento principale della campagna elettorale è sicuramente stato la fusione, in vista del referendum da tenersi nel prossimo ottobre. Con stupore, tra il tripudio generale per le cospicue cifre che Regione e Ministero erogheranno al nuovo Comune risultato della fusione, è emerso all’ultimo momento, senza alcun preavviso ma solo con l’intento di evitare una polemica elettorale, il nuovo Psc e relativo Rue, adottato appunto una decina di giorni prima delle elezioni. Nessuna consultazione, nessun elaborato messo a disposizione ma solo una pubblicazione sul sito dell’Unione, tra l’altro di difficile accesso. D’altronde il tempo doveva essere dedicato esclusivamente alla fusione».
Prosegue la nota critica della minoranza: «La speranza e la convinzione era senz’altro che i cittadini dei 4 Comuni si fossero dimenticati dell’iter e quindi delle spese già sostenute per il Psc: si tratta di un piano avviato nel 2003, adottato prima della fine del mandato 2004 con liquidazione allora, quale anticipo, di 100mila euro allo studio incaricato. Da allora sono trascorse due legislature, 10 anni; sono state raccolte le osservazioni dei cittadini rimaste tutte inevase; infine, un po’ in ritardo, c’è stata l’illuminata costatazione che il piano così come predisposto era decisamente insufficiente, arrivando ad accantonarlo e provvedendo ad affidare un nuovo incarico ad altro studio. Naturalmente centomila euro era solo un anticipo: dal 2004 al 2014 sono stati spesi altri soldi in più tornate, e se ne spenderanno ancora, ovviamente dopo il nuovo incarico. Che dire poi dell’impiego inutile dei dipendenti, delle trasferte, degli incontri, delle riunioni delle varie commissioni, dei fiumi di carta stampati. Una domanda ci sentiamo di doverla porre a nome dei cittadini – aggiunge la nota – nella certezza che non avrà risposta: quanti soldi sono stati buttati? Si potevano spendere diversamente?»
«Un piano insomma – conclude la minoranza – dimenticato per dare spazio alla fusione: citare i pro e i contro fusione qui ora sarebbe troppo lungo: la curiosità è l’accanimento con cui è stato e si sta trattando il progetto che ci induce a pensare inevitabilmente ad interessi “di poltrona” che prevaricano quelli collettivi. Non siamo a conoscenza dell’emolumento spettante a un sindaco di un Comune di 4.500 abitanti, ma di certo non è confrontabile con quello di un Comune con più o meno 1.000 abitanti. Ci resta qualche dubbio circa l’impegno dei sindaci rieletti, al di fuori di perorare la fusione, nello svolgimento della loro funzione in questo anno e mezzo prima dell’insediamento del nuovo Comune se la fusione andrà in porto: di certo hanno sottovalutato l’altra ipotesi che la fusione non vada in porto, e allora quale fatica per loro sobbarcarsi l’onere di un intero mandato. Il referendum infine è lo strumento democratico per eccellenza che non dovrebbe essere condizionato, ma semplicemente bene illustrato nei pro e nei contro con serietà e senza adombramenti». (l.t.)
