Gazzetta di Reggio

Reggio

Ciclista trovato morto nel canale

di Elisa Pederzoli
Ciclista trovato morto nel canale

Il 64enne trascinato dalla corrente per 2 chilometri, secondo i carabinieri è caduto da solo

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MONTECCHIO. Lo hanno trovato ieri mattina dentro il cassone dello “sgrigliatore”, un macchinario installato dal Consorzio di bonifica per rimuovere automaticamente rami e detriti dal canale d’Enza. Trasportato sin lì dalla forte corrente e poi spostato dal braccio meccanico. Inutile ogni soccorso: era ormai morto. Per qualche ora, si è temuto che fosse rimasto vittima di un incidente della strada, travolto da un’auto pirata. Ma quando è stata recuperata la sua bicicletta, completamente integra ad almeno due chilometri di distanza ancora dentro al letto del corso d’acqua, i carabinieri si sono convinti che l’uomo abbia fatto tutto da solo.

E’ morto così Gino Friggeri, Ginòn come lo chiamavano tutti, 64enne residente a Montecchio. Il pensionato – un tempo dipendente della ditta Dieci, padre di un figlio – era abituato a muoversi in bicicletta per le vie del paese, dove tutti lo conoscevano. Lo aveva fatto anche ieri mattina. Alle 7.30 lo avevano incontrato in un bar di Barcaccia. Verso le 9 la cognata – nella stessa abitazione di via Caronzi ma in due alloggi distinti vivevano lui e l’anziana madre e la famiglia del fratello Claudio – lo aveva visto in cortile.

Il tragico ritrovamento risale alle 11, nel canale d’Enza, sulla provinciale 12 praticamente all’ingresso del paese venendo da San Polo. E’ stato il responsabile di zona del Consorzio di bonifica a scoprire il cadavere. «Ogni giorno facciamo controlli sistematici allo sgrigliatore. Quando ho buttato l’occhio dentro il cassone ho visto che c’era qualcuno» racconta. Il tecnico ha immediatamente aperto il contenitore e ha visto che si trattava di un uomo ferito. Ha provato a toccarlo, ma non dava segni di vita. Così, ha chiamato il 118 e lanciato l’allarme. Quando sul posto sono arrivate l’ambulanza e l’automedica, il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatare il decesso di Friggeri. Sul corpo erano chiaramente visibili ferite sull’intero lato destro: dalla testa, alla spalla, alla gamba. In zona, però, non c’era nessuna traccia della bicicletta.

La prima ipotesi al vaglio dei carabinieri – sul posto anche il maresciallo Carlo Chiuri – è stata quella dell’auto pirata: qualcuno poteva aver urtato l’anziano mentre in sella alla sua bicicletta stava percorrendo la provinciale facendolo finire dentro il corso d’acqua.

Ma per avere riscontri, è parso da subito indispensabile vuotare il canale nel tratto di collegamento tra Montecchio e San Polo. Alla ricerca della bicicletta dell’anziano.

I tecnici del Consorzio si sono subito messi al lavoro. Quasi tre ore dopo il ritrovamento del cadavere, la bicicletta è riemersa: era a circa due chilometri di distanza. Non presentava danni. Né alcuna traccia di un eventuale urto con un’auto.

I carabinieri non hanno dubbi. In quel punto, poco dopo l’abitato di Barcaccia, Friggeri è uscito di strada mentre percorreva la corsia di destra, diretto a casa. Forse per un malore improvviso. La corrente lo ha trascinato via, facendolo passare sotto all’incrocio nel tratto in cui il canale scorre interrato. Fino a fermarsi nel punto in cui una griglia blocca il defluire delle acque.

Per il medico legale, le ferite sono compatibili con il movimento automatico della barra meccanica, che lo ha colpito per gettarlo nel cassone. La salma, ora, si trova a disposizione della procura. Toccherà al magistrato di turno decidere eventuali ulteriori accertamenti.