Gazzetta di Reggio

Reggio

Rischia l’overdose poi viene condannato

di Tiziano Soresina
Rischia l’overdose poi viene condannato

Castelnovo Monti: 4 mesi per spaccio di droga anche all’amico con cui aveva sniffato eroina assieme a due ragazze

2 MINUTI DI LETTURA





CASTELNOVO MONTI. Aveva rischiato grosso – all’inizio del 2013 – il giovane operaio Salvatore Veca per una sniffata di eroina in compagnia.

Tutti, anche un amico (Marco Boni) e due ragazze, non si erano sottratti a quel “rito” in casa dopo una spaghettata: ma l’operaio s’era sentito male a tal punto che era stato necessario trasferirlo d’urgenza all’ospedale Sant’Anna. Si era salvato per miracolo, ma visto l’evidente coinvolgimento della droga in questa brutta storia, i sanitari hanno segnalato l’accaduto ai carabinieri, dando in pratica il via all’inchiesta.

E quanto accertato dai militari ha portato all’accusa di spaccio di stupefacenti sia per il giovane che si era sentito male, sia per l’amico.

A distanza di un anno e mezzo, la vicenda è approdata in tribunale a Reggio e proprio in aula sono “filtrati” per la prima volta i particolari di quella che doveva essere una serata piacevole in un’abitazione castelnovese. Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 9 mesi di reclusione (pena sospesa) per i due giovani. L’avvocato Noris Bucchi – che difende Boni – ha replicato all’accusa di spaccio in concorso, chiedendo l’assoluzione per il suo assistito, rimarcando che non è provato chi abbia messo a disposizione l’eroina (0,1 grammi erano stati trovati su un piattino) perché le due ragazze non lo ricordano.«Il fatto poi che la vicenda sia avvenuta nella casa di Boni – ha specificato il difensore – non significa nulla, non prova certo il concorso. Non era stata progettata quella sniffata, si era trattato di un fatto estemporaneo».

Invece l’avvocato Alessandro Conti, difensore di Veca, ha puntato sul consumo di gruppo, dato che a suo parere le due ragazze sapevano che piega avrebbe preso la serata, essendo “incontri” che si ripetevano da tempo. Da qui la richiesta d’assoluzione perché il fatto non costituisce reato.

Di diverso avviso il giudice Andrea Rat che ha condannato i due giovani castelnovesi a 4 mesi di reclusione (pena sospesa). A fine-udienza l’avvocato Bucchi ha già annunciato che impugnerà la sentenza «sotto il profilo della mancanza di concorso nel reato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA