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Documenti inediti nel libro sulla strage

Documenti inediti nel libro sulla strage

Vezzano: la ricerca di Storchi e Dürchfeld viene presentata questa sera alla Sagra della Vecchia

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VEZZANO.

Un libro per tenere viva la memoria della strage, ricostruita attraverso documenti inediti del tempo e nuove interviste ai testimoni e ai sopravvissuti.

Ricorre domani il 70° anniversario dell’eccidio della Bettola che, assieme a quello di Cervarolo, fu l’episodio più efferato e doloroso dei tanti che insanguinarono la provincia reggiana nei mesi dell’occupazione tedesca. Un evento che è entrato nella memoria collettiva non solo della Resistenza reggiana, che lo ha elevato a simbolo della propria battaglia, ma di tutta una provincia.

Un episodio che, però, nonostante la sua importanza per i reggiani, non era ancora stato studiato in maniera critica. Proprio da qui nasce “La Bettola. La strage della notte di San Giovanni”, il volume scritto da Massimo Storchi e Matthias Durchfeld di Istoreco grazie al contributo del comune di Vezzano.

Il volume verrà presentato stasera alle 20.30 alla Vecchia, nel corso della sagra di San Giovanni, e sarà acquistabile sui banchetti dell’Anpi di Vezzano al costo di 10 euro.

«L’unico libro di carattere storico scritto sull’argomento è del 1945 – spiega Matthias Durchfeld –. Io e Massimo Storchi abbiamo realizzato nuove interviste (tra cui quella al testimone Paolo Magnani, morto nel 2013, e all’unica sopravvissuta, Liliana Del Monte, ndr), raccogliendo ogni tipo di pubblicazione, canzone o documento».

I problemi di natura storica relativi alla strage non sono pochi: la mancanza di testimoni diretti ancora in vita, la mancanza di documenti tedeschi, oltre alla presenza di diverse narrazioni, spesso ricche di contraddizioni, hanno reso difficile risalire alla verità.

Uno dei motivi che rendono il volume così interessante è proprio la presenza di documenti inediti, tra cui il rapporto realizzato nel 1946 dal Sib 78: la polizia militare inglese, infatti, dopo aver raccolto testimonianze dirette sul luogo della strage e a Casina, da dove la spedizione era partita, trovando nomi e cognomi dei responsabili, aveva consegnato tutto alle autorità giudiziarie italiane, che però archiviarono il procedimento nel 1966. I fogli finirono nel cosiddetto “armadio della vergogna” di Palazzo Cesi, a Roma, per venire riscoperti solo nel 1994.

Tramite queste fonti è stato possibile ricostruire con esattezza l’episodio, dal primo tentativo di far saltare il ponte ad opera del distaccamento guidato dal partigiano “Lupo” Cavicchioni, al secondo tentativo e al primo scontro a fuoco con i tedeschi, fino all’arrivo degli uomini del capitano Lahne.

La ricerca tenta poi di riportare raso terra l’episodio, restituendo la visione delle vittime «che hanno nomi, parenti, amici, mestieri. Persone reali, con una vita piena di desideri, soddisfazioni e preoccupazioni», scrive Storchi nella postfazione. Gli errori dei partigiani, la sottovalutazione del pericolo da parte dei residenti nella locanda e la spietatezza dei tedeschi.

Tutti gli elementi che hanno portato alla strage, che nella sua atroce semplicità riconferma la giustezza della battaglia partigiana e il massimo prezzo pagato dalla popolazione reggiana, su cui la giustizia penale ha abdicato (tutti i responsabili sono morti), ma che il ricordo di una provincia continua a tenere vivo.

Daniele Valisena

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