Majorca, si cercano possibili acquirenti
Scandiano: intanto continua il braccio di ferro tra direzione e lavoratori sull’eventuale utilizzo della vendita del magazzino
SCANDIANO. Speranze di una possibile soluzione futura, nervi abbastanza tesi per l’oggi. Continuano i giorni difficili per la ceramica Majorca di Bosco, vicina alla chiusura, e per i 78 dipendenti senza stipendio da quattro mesi che da tre settimane hanno organizzato un presidio permanente davanti al magazzino trasporti, dove si trovano le mattonelle prodotte ad inizio 2014.
Nei giorni scorsi si sono tenuti diversi incontri fra i sindacati, i lavoratori e la proprietà, oltre che con gli enti locali. Il dato positivo è lo sforzo che, sia i dirigenti della ceramica sia l’amministrazione comunale, ognuno seguendo i propri percorsi e le proprie reti di contatti, stanno facendo per cercare realtà imprenditoriali interessate alla Majorca. Per rilevare l’impresa, per assorbirne un ramo specifico o anche solo per entrare come partner.
In ogni caso, un ingresso porterebbe con sé risorse e anche entusiasmo, dopo un anno segnato da difficoltà economiche e inevitabili malumori. Per ora non vi sono trattative ufficiali, anche se diversi sondaggi e primi contatti esplorativi sono stati avviati. Nulla di immediato, assolutamente, ma perlomeno c’è “movimento” attorno alla Majorca e questo rappresenta una scintilla di fiducia per il futuro. Anche perché l’alternativa è quella, chiara, della cessazione completa dell’attività, con il prosieguo della cassa integrazione straordinaria in cui già si trovano i 78 dipendenti ceramici. Anche se un’eventuale transazione - sempre che emerga l’azienda interessata - comporterebbe mesi di valutazioni e di definizioni dei dettagli. Nel frattempo, continuano i problemi quotidiani.
Il presidio costante davanti al magazzino prosegue, 24 ore al giorno, con donne ed uomini ad alternarsi davanti ai cancelli di Bosco. Nei giorni passati si sono tenuti nuovi incontri ed anche un’assemblea di tutti i dipendenti. La proprietà, come già fatto in precedenza, ha rinnovato la richiesta che il blocco venga sciolto, così da permettere ai camion di caricare le mattonelle e di portarle agli acquirenti. In questo modo entrerebbe liquidità nelle casse della ceramica, e qui è il nodo di dissenso. Le piastrelle prodotte ad inizio 2014 sono l’ultima risorsa a disposizione della ceramica, e per i lavoratori rappresentano l’unica garanzia di ottenere in tempi rapidi le spettanze mancante se davvero si arrivasse alla chiusura definitiva.
Per l’azienda, invece, ottenere soldi dalla vendita è una delle basi per poter disegnare un concordato. Da lì la contrapposizione. I dipendenti si sono detti disponibili a togliere il presidio, almeno parzialmente, solo se i soldi ricavati dalla vendita delle piastrelle venissero utilizzati anche per saldare le loro spettanze. Per la proprietà, invece, la priorità sarebbe costruire un assetto minimo per il concordato.
Venerdì mattina l’assemblea dei lavoratori ha deciso di continuare quindi il blocco, in attesa dello sviluppo delle trattative. La settimana scorsa, davanti al picchetto, vi erano stati anche momenti di tensione, e pareva fosse arrivata una denuncia presentata dalla proprietà. Ma al riguardo non c’è alcuna ufficialità. Anche la politica scandianese si è attivata, in queste settimane.
Dopo l’insediamento della nuova amministrazione il sindaco Mammi ha proseguito nella sua ricerca di partner istituzionali da sensibilizzare al riguardo. Il Movimento 5 Stelle ha fatto diverse visite al presidio, per presentare le proprie mozioni sul tema. E, sempre su proposta pentastellata, il consiglio comunale scandianese ha deciso di devolvere ai lavoratori della Majorca il gettone di presenza della prima seduta, quella del 16 giugno.
Adriano Arati
