Gazzetta di Reggio

Reggio

Ancora in osservazione il 12enne investito da un furgone

di Elisa Pederzoli
Ancora in osservazione il 12enne investito da un furgone

Parla il padre del ragazzino: "Se nostro figlio è salvo, è solo grazie al suo caschetto"

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA

«Ci raccomandiamo sempre che indossi il casco. Anche martedì lo avevo rimproverato perchè lo avevo visto al parco ed era senza. Invece, per fortuna, giovedì ci ha ascoltati. Grazie a questo il peggio è stato scongiurato». A parlare è il padre del 12enne che venerdì pomeriggio, all’uscita dal Centro estivo nella parrocchia di San Maurizio, è stato investito da un furgone mentre attraversava la strada in bicicletta.

Da allora, il ragazzino è ricoverato nel reparto di Pediatria. Ha un braccio ingessato e deve fare i conti con diverse fratture. Ma niente che non passi con un po’ di pazienza. E per questo – lo hanno anche confermato i medici – deve dire grazie al casco che indossava.

«In famiglia, non siamo nuovi agli incidenti. Forse, per questo, ci teniamo in modo particolare alla sicurezza - racconta il genitore - Abbiamo combattuto un po’ per convincerlo. Diceva sempre: perché io sì e voi no? E gli rispondevo che noi adulti abbiamo la testa più dura... Ma adesso, probabilmente, anche lui si è reso conto di quanto è stato importante indossare il casco».

Erano circa le 17, venerdì, quando il 12enne assieme ad alcuni coetanei ha inforcato la sua mountain bike, messo il caschetto e si è avviato per tornare a casa. Quando però ha fatto per attraversare la strada, sulle strisce pedonali, è avvenuto l’incidente.

«Ha detto che il furgone lo aveva visto in lontananza - spiega il padre - Pensava che avrebbe fatto in tempo ad attraversare...».

Invece, non appena il ragazzino ha fatto una pedalata il furgone era già lì e lui è stato travolto. «Ha sbattuto contro la parte anteriore destra del mezzo - prosegue - Il fanale si è rotto e per questo si è anche ferito. La bicicletta, invece, deve essere passata proprio sotto al furgone». Ai primi soccorritori la scena si è presentata in tutta la sua drammaticità: la bicicletta distrutta, il bambino che sanguinava e piangeva. E a far più paura di tutto era la botta presa alla testa.

«Ci hanno subito chiamato dalla parrocchia e siamo immediatamente accorsi. La paura è stata tanta» confida. Ma una volta in ospedale, per fortuna, gli accertamenti hanno permesso di escludere conseguenze gravi. «Deve stare ancora sotto osservazione, ma siamo ottimisti» confida il padre. E gran parte del merito è proprio del casco e della determinazione di due genitori che, nonostante qualche sbuffo del figlio, hanno sempre insistito per farglielo indossare, raccomandandogli l’importanza delle misure di sicurezza. Un’insegnamento e un’esperienza che, probabilmente, convinceranno più di qualcuno a fare lo stesso.