L’addio in un biglietto «Sono troppo stanco»
L’anziana madre era morta un anno fa, non c’erano più soldi per l’affitto I vicini di casa: «Non ci siamo accorti che stava male, una sconfitta per tutti»
REGGIO. Poche parole scritte a mano su di un foglio bianco, appoggiato al tavolo della cucina. Per dire addio alle figlie, ai nipotini. E per spiegare in modo semplice e inequivocabile il tragico gesto: «Sono stanco». Erio Boldrini se ne è andato così, ieri mattina. Lasciando tutti gli altri interrogativi irrisolti, i sensi di colpa, i dubbi nelle mani di chi resta. Ma soprattutto per gli altri il rimpianto di non aver saputo dare una mano a chi, forse, non è mai riuscito a chidere aiuto.
Non risulta, infatti, che si sia rivolto ai Servizi sociali. Nemmeno Acer conosce il suo nominativo. Per anni aveva fatto l’agente di commercio. Poi, aveva lavorato per le Pagine gialle. Ultimamente, tirava avanti con lavoretti saltuari. Che, però, non gli garantivano un sostegno adeguato.
Aveva due figlie e dei nipotini. Una figlia vive a Vezzano, dove sta anche l’ex moglie dalla quale era diviso da molti anni. Un anno fa, era venuta a mancare la madre Luigia – era lei la titolare del contratto di affitto – dopo essere stata a lungo inferma. E da solo Erio non ce l’aveva più fatta a pagare il canone.
Nei mesi, si erano avviate le procedure per lo sfratto. E lui, ormai, aveva quasi ultimato di vuotare l’appartamento. Dormiva in un divano letto in cucina. E ora non aveva nemmeno più l’elettricità. Non è chiaro se avesse individuato una possibile soluzione allo sfratto. O se, semplicemente, avesse pianificato da tempo di farla finita.
I VICINI. «Non ci siamo resi conto che stava male. Questa tragedia è la sconfitta di tutti...». Scuote la testa un anziano vicino mentre rientra nella sua abitazione. Al civico 5 di via Fratelli Rosselli, non fanno che ripeterlo: «Non abbiamo capito, non pensavamo...». Fabrizio Pilla e la moglie abitano proprio nella porta accanto. «Per anni aveva accudito la madre. Poi, sapevamo che aveva qualche difficoltà. Ma mai avremmo immaginato una cosa del genere...».
Ferdinando Amendola, forse, è l’ultima persona che lo ha visto prima della tragedia. «L’ho incrociato per le scale mentre rientravo con mia figlia – racconta – Ci ha salutati, cordiale e gentile come sempre. Mezz’ora dopo ho sentito le ambulanze e quando mi sono affacciato ho saputo quello che era successo. Una cosa che ci lascia senza parole».
Un’altra mamma che tra poco verrà ad abitare nello stesso stabile, aveva conosciuto Erio Boldrini in questi giorni di trasloco. «Mi aveva venduto un materasso, dicendomi che stava per trasferirsi. Voleva vendermi altre cose. Aveva bisogno di racimolare qualche soldo. Poi, voleva regalarmi qualche gioco che era appartenuto ai nipoti per i miei figli – racconta – Era gentile, cordiale. Ma si vedeva che non stava bene. Qualcosa nel suo sguardo, nella sua agitazione tradiva uno stato di angoscia...».
AL BAR. Chi lo conosceva bene sono gli amici del bar Cristal, che si trova proprio di fronte alla palazzina. «Quando ho saputo la notizia ho sperato che non fosse lui – confida Eniko Erdokozi, la barista, con commozione – Sapevamo che aveva qualche difficoltà. Era un uomo molto solo. Gli amici del bar gli davano una mano. Ma sembrava tranquillo, sempre gentile, educato. Mai una parola di troppo. Quello che è successo è terribile. Chi è più forte dovrebbe aiutare chi è più debole. Invece, purtroppo, non ci sono più i valori...».
Anche nella sartoria di fronte, se lo ricordano bene Erio Boldrini. «Era sempre sorridente, sempre gentile, sempre pronto a salutare. Non ha dato modo di capire. Non immaginavamo» testimonia Stefania Garofali. Eppure, dietro quei sorrisi, dietro l’immancabile gentilezza si nascondeva tutto il suo disagio, l’angoscia e la solitudine che lo hanno portato a quell’ultimo, definitivo gesto. (el.pe)
