Gazzetta di Reggio

Reggio

Armi illegali, ora Ruozi rischia il carcere

di Tiziano Soresina
Armi illegali, ora Ruozi rischia il carcere

Campegine: in Appello si è visto aumentare la condanna da 24 a 30 mesi, senza la sospensione. Farà ricorso in Cassazione

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CAMPEGINE. Con il supporto di un pastore tedesco del nucleo cinofili dei carabinieri di Bologna, i militari due anni fa avevano trovato di tutto nell’abitazione del pensionato Silvano Ruozi: una Walther P38 con 107 cartucce calibro 9x19, un tubo in ferro con all'interno esplosivo, 150 micce d'innesco, 88 grammi di polvere da sparo, un rotolo da 10 metri di miccia a lenta combustione, 27 inneschi e numerose cartucce di vario calibro (oltre una pistola Beretta, due fucili e due carabine regolarmente denunciati, tra cui una carabina modificata con silenziatore artigianale).

Quel ritrovamento era stata la vendetta di Alessandro Rizzi – conosciuto da tutti come “Ghibla” – che dopo aver ucciso due persone, aveva indirizzato i carabinieri verso Ruozi («Ha in casa un sacco di armi ed esplosivo) perché voleva mettere nei guai chi, a suo dire, lo prendeva in giro al bar Snoopy per la chiacchierata storia con la ben più giovane badante. Una storia che si sta complicando e non poco per il pensionato 75enne: ora rischia il carcere, perché in Appello a Bologna – per quell’armamentario – è stato condannato a 2 anni e mezzo di reclusione, cioè con una “aggiunta” di 6 mesi che ha fatto “saltare” la sospensione condizionale della pena (come, invece, aveva ottenuto a Reggio con la condanna a “soli” 2 anni). L’aumento di pena sarebbe dovuto (il condizionale è d’obbligo perché non sono state ancora depositate le motivazioni della sentenza) ad un cavillo giuridico legato all’impugnazione della decisione di primo grado da parte del pm Maria Rita Pantani: in soldoni, è stata riconosciuta la continuazione per le diverse armi illegalmente detenute. «E’ una decisione che impugneremo in Cassazione – replica l’avvocato Vainer Burani, difensore di Ruozi – perché pare sia stata accolta la continuazione che non è invece proponibile in quanto stiamo parlando di armi trovate lo stesso giorno e nello stesso posto». Da parte sua Ruozi ha sempre respinto l’accusa di occulto commerciante d’armi: dice d’aver trovato la pistola con i proiettili e gli inneschi mentre stava facendo uno scavo come ruspista. La carabina ad aria compressa ha detto di averla comprata per sparare ai passeri quando era ancora di libera vendita e di essersi poi scordato di denunciarla; l'esplosivo invece gli sarebbe stato dato da un bombardiere in una cava dove lavorava con l'intenzione di utilizzarlo per la pesca di frodo. Il silenziatore l'aveva costruito applicandolo a una carabina che deteneva regolarmente. Se ne riparlerà in Cassazione.