INCHIESTA OCTOPUS Bonifici sospetti, nel mirino le banche
Accertamenti sui rapporti fra la cricca e gli istituti di credito: ogni mese venivano “movimentati” 600mila euro
REGGIO EMILIA. Se a suon di bonifici sono stati “movimentati” dalla cricca ben 33 milioni di euro tramite “iniezioni” di soldi a valanga e false fatturazioni, i vari istituti di credito utilizzati per le movimentazioni di denaro possono finire coinvolti pure loro nella clamorosa inchiesta sulla maxi frode fiscale? Una domanda delicata a cui il procuratore capo Giorgio Grandinetti – che ha incontrato ieri i giornalisti con a fianco il pm Valentina Salvi, titolare delle indagini – ha risposto con prudenza: «Stiamo facendo accertamenti, comunque è prematuro tirare delle somme, vedremo più avanti».
Analizzando l’ordinanza emessa dal gip Angela Baraldi, appaiono evidenti gli intensi “contatti” a Reggio con le banche da parte di elementi di spicco dell’inchiesta: l’opinionista tv Marco Gibertini, l’imprenditore Mirco Salsi (ex titolare della Reggiana Gourmet), l’imprenditore edile calabrese Antonio Silipo. Sono rapporti telefonici, via mail, anche tramite sms. Il gip Baraldi ne tiene conto nelle sue valutazioni: Silipo chiede ad una direttrice di banca di controllare se è arrivato il bonifico da 50mila euro dalla Reggiana Gourmet; ad un altro istituto di credito è Salsi a chiedere di essere avvisato da un dipendente della filiale appena siano tornati indietro due bonifici da ben 100mila euro cadauno (la risposta gli arriverà dal direttore: «Il bonifico lo vedremo lunedì»). C’è poi l’obbligo, da parte delle banche, di segnalare le operazioni sospette al di sopra dei mille euro: lo “recita” la normativa antiriciclaggio, ora anche su questo versante sono in corso i controlli.
Del resto il denaro movimentato era di circa 600mila euro al mese, secondo la procura messo disposizione dai due imprenditori romani Piersandro Pregliasco e Marco Castaldi (in queste ore trasferiti in carcere a Reggio per essere interrogati dal pm Salvi) e che Gibertini non sempre riusciva ad utilizzare del tutto nelle fatture fasulle. Soldi illeciti, fatti tramite società “cartiere” di Napoli e Roma, inviati a Reggio per essere “sbiancati” e creare fondi neri.
Il procuratore Grandinetti ha elogiato il lavoro della collega Salvi («Opera con equilibrio, è motivata, la ritengo molto tagliata per questo tipo d’inchieste»), ha confermato che le indagini sono in una fase cruciale (è evidente che gli interrogatori sin qui svolti hanno portato nomi ed elementi nuovi da sviluppare, ndr) ed è tornato sul ruolo di Gibertini: «Il suo difensore ne parla come di un intermediario – rimarca – mentre per chi indaga è una delle “menti” con Pregliasco e Castaldi, del resto lo stesso Gibertini, nell’interrogatorio, si è riconosciuto nel ruolo che gli è stato attribuito dalla procura. L’iniziale escamotage per sostenere una squadra sportiva? Non ci risulta. I soldi? Aveva un tesoriere (Elvio Menozzi) e da lui li abbiamo trovati, vedremo se ne ha altri su conti esteri».
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