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Dalla bassa reggiana alla Biennale in Cina il viaggio di Melioli

Dalla bassa reggiana alla Biennale in Cina il viaggio di Melioli

CADELBOSCO SOPRA. Dalla Bassa reggiana alla Cina attraverso la Via della seta. Ci sarà anche il reggiano Iler Melioli alla seconda Biennale dell’arte di Xinjiang, l’importante esposizione d’arte...

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CADELBOSCO SOPRA. Dalla Bassa reggiana alla Cina attraverso la Via della seta. Ci sarà anche il reggiano Iler Melioli alla seconda Biennale dell’arte di Xinjiang, l’importante esposizione d’arte internazionale che raccoglie alcuni tra i più significativi artisti europei, asiatici e americani a cura di Pen Feng, già curatore del padiglione cinese dell’edizione 2011 della Biennale di Venezia. La mostra verrà inaugurata domani e resterà aperta per un mese. L’artista cadelboschese presenterà all’esposizione di Urumqi – la capitale della regione dello Xinjiang – due installazioni senza titolo, realizzate appositamente per l’esposizione cinese. «Si tratta di due istallazioni a parete – spiega Melioli – in cui pittura e scultura si incontrano e bidimensionalità e tridimensionalità si coappartengono».

Qual è stato il percorso che l’ha portata alla realizzazione di queste due opere?

«Il tema dell’esposizione è “La via della seta”, ma noi artisti non siamo stati sottoposti ad alcun tipo di vincolo relativo al soggetto. Tutto è partito da alcune suggestioni della mia infanzia, che riguardano mia madre, le piante di gelso che contornavano i campi della Bassa e i bachi da seta. Mi ricordo di lei e degli alberi di gelso nel mese di maggio, e da qui è partito tutto».

Un filo diretto tra Cina e Reggio costituito dalla seta dunque?

«Il mio studio è a Cadelbosco Sopra e poco lontano c’è Villa Seta, che non si chiama così per caso: fino all’inizio del Novecento le famiglie contadine, per aumentare le loro rendite, allevavano i bachi da seta. La Via della seta è il simbolo di quest’apertura, questo collegamento tra Cina e mondo, che il Paese cerca di portare avanti, anche con questa esposizione».

Com’è entrato a fare parte della rosa dei 132 artisti presenti?

«Tramite Yvonne Pugliese, espositrice che lavora a Vicenza, la quale ha ricevuto direttamente da Pen Feng il compito di selezionare gli artisti più interessanti provenienti dall’area mediterranea: siamo stati selezionati in 12 dall’Italia».

Come descriverebbe il suo lavoro?

«Appartengo a quel gruppo di artisti che si è affermato negli anni Novanta e, come ha ben descritto Barilli, il mio lavoro può essere inscritto nella corrente cosiddetta neominimalista. Pittura e scultura si compenetrano, così come il riutilizzo di vecchi materiali industriali, che attraverso l’arte vengono risignificati ed elevati a una nuova dignità. Il compito dell’arte, d’altronde, è quello di guardare avanti e avere uno sguardo diverso sul mondo e sulle cose, facendole parlare. L’arte deve pensare all’impensato, catturato attraverso il processo creativo».

Dopo l’esposizione in Cina, quando si potranno ammirare le sue opere a Reggio?

«La mostra durerà un mese. Dopo questo periodo di esposizione inizierà il viaggio attraverso le esposizioni private in tutta la Cina, poi si penserà a un percorso espositivo in Italia e a Reggio».