Borghi torna in corsa nominato da Landi
Manodori: il presidente uscente è nella terna presentata dal Cis al posto di Lisa Ferrarini e ora potrebbe puntare alla riconferma
REGGIO
E’ in queste ore che la Fondazione Manodori mostra il suo volto più mefistofelico. Queste ore concitate in cui si cercano i candidati al futuro consiglio generale dell’ente. Queste ore in cui tutto cambia alla velocità della luce, in cui un candidato sembra fuori dai giochi e poi vi rientra in forza di un ripensamento o forse - meglio - in ragione di un accordo, uno dei tanti che si stringono in questi giorni tra alcuni degli attori di questa complicatissima partita.
Attivissima, da giorni, la maggioranza uscente del consiglio generale, quel gruppo di consiglieri che in questi anni si è più volte contrapposto ai rappresentanti degli enti pubblici che sedevano con loro nel consiglio dell’ente.
E decisamente attivo dev’essere anche il presidente uscente Gianni Borghi che, in extremis, ovvero quando tutti lo davano desolatamente a bordo campo, è rientrato in gioco, in forza di una designazione che ha lasciato un po’ tutti spiazzati. Quando ormai si dava per scontato che il Cis, il Centro servizi di Unindustria avesse nominato Maurizio Brevini, Cristina Strozzi e Lisa Ferrarini, ecco che improvvisamente il nome della ex presidente dell’Ente Fiere, lascia il posto a quello di Borghi.
E’ evidente che, una volta di nuovo ufficialmente in gioco, il nome di Borghi acquisisce immediatamente peso. Come era prima che si mettesse in moto la vorticosa giostra delle nomine e delle “terne”, Borghi poteva legittimamente vantare i risultati della sua gestione: diversificazione del patrimonio, modifica del diabolico statuto (che, invero, ancora un po’ luciferino è rimasto) e rapporti meno burrascosi di un tempo con Comune e Provincia.
Al di là dei nomi, però, quel che conta è - almeno per gli enti locali - conquistare una maggioranza forte nel nuovo consiglio. Un obiettivo a cui si oppone anche in queste ore la maggioranza uscente. Tutto come ai vecchi tempi, insomma. Magari è cambiato qualche protagonista: al posto di Delrio oggi c’è Luca Vecchi che ha da subito storto il naso di fronte all’idea che il suo potere di nomina si limitasse alla scelta di due terne, da cui poi il consiglio uscente avrebbe pescato a piacimento. Alla fine, è probabile che Vecchi aggirerà l’ostacolo presentando due terne finte, ovvero composte da due candidati veri (uno per ciascuna terna) e due che poi, quand’anche fossero scelti, decidano di rinunciare. Nelle prossime ore, una volta rientrata da Bruxelles rientrerà in gioco anche Sonia Masini: anche a lei spettano due nomine.
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