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Gibertini ha incontrato la moglie in cella

Gibertini ha incontrato la moglie in cella

Ritirata per il momento la richiesta di arresti domiciliari al Riesame ma la famiglia sta cercando una soluzione abitativa

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L’inchiesta sulla maxi frode da 33 milioni di euro sta davvero diventando un’intricata battaglia legale.

Per diversi indagati il Riesame di Bologna è il “terreno” su cui battersi e in varie forme, perché a seconda dei casi si entrerà nel merito – in aula – delle misure cautelari oppure degli indizi di colpevolezza.

La procura e specificatamente il pm Valentina Salvi – titolare delle complesse indagini, con ben 41 indagati – ha ritenuto di reagire alla revoca degli arresti domiciliari decisa dal gip Angela Baraldi nei confronti del 41enne Andrea Rossi (dipendente della Cna di Bagnolo, ora sospeso), da qui l’impugnazione dell’ordinanza che porterà davanti al Riesame. Rossi – che è difeso dagli avvocati Simone Franzoni e Donato Castronuovo – è attualmente indagato “solo” per ipotesi relative a reati fiscali. Nell’interrogatorio di garanzia ha risposto negando i fatti più gravi (associazione a delinquere, riciclaggio), facendo parziali ammissioni su alcune fatture per operazioni inesistenti.

Ieri al Riesame di Bologna si dovevano discutere le misure restrittive riguardanti due indagati reggiani, cioè l’opinionista tv Marco Gibertini (48 anni) e l’imprenditore Omar Costi (40 anni). Nessuno dei due era presente in udienza, comunque rappresentati dall’avvocato difensore Liborio Cataliotti che, come previsto, ha ritirato l’istanza riguardante Gibertini, in quanto nessun familiare ha voluto accogliere il volto tv agli arresti domiciliari, anche se il “clima familiare” non è più così pesante e si è aperta una forma di dialogo: la moglie gli ha fatto visita ieri in carcere, mentre la famiglia sta cercando soluzioni abitative alternative per poter ripresentare al Riesame la richiesta di arresti domiciliari. Ovviamente resta la presa di distanza della moglie che ha consegnato ai carabinieri un’apparecchiatura a dir poco imbarazzante e che “descrive” le preoccupazioni dell’indagato: un disturbatore di frequenze per neutralizzare le intercettazioni (un “jammer”) in auto.

L’avvocato Cataliotti ha, invece, discusso il ricorso di Costi (puntando sugli arresti domiciliari) e l’organo giudicante si è riservato sulla decisione.

Costi aveva chiesto al pm Salvi di essere sentito, ma sinora non è accaduto, mentre nel frattempo è stato trasferito dal carcere di Reggio a quello di Piacenza (un cambiamento legato al divieto di comunicare con Gibertini, pure lui ristretto alla Pulce). Nell’ordinanza il gip Baraldi “dipinge” Costi (accusato di emissione di false fatture e dichiarazione fraudolenta) con toni duri, partendo dalla valutazione del pericolo di reiterazione dei reati a lui ascrivibili: “Sarebbe sufficiente vedere l’importo delle fatture per operazioni inesistenti – scrive il giudice – annotate nel corso degli anni. Ma ciò che rende concreto e attuale il pericolo è il suo collegamento con ambienti malavitosi che lo hanno portato ad essere destinatario di una benché blanda misura cautelare per usura ed estorsione in concorso con Antonio Silipo. Dal tenore delle conversazioni intercettate appariva il suo concreto interesse a compiere affari, come poi avvenuto con Silipo e anche con Piersandro Pregliasco e Marco Castaldi “. Poi il passaggio più pesante: “La contenzione domestica non appare adeguata – prosegue il gip Baraldi – poiché il disprezzo mostrato dall’indagato per le regole non consente di fare affidamento sulla sua capacità autocustodiale e soprattutto l’abitualità nel compimento delle operazioni illecite lascia intendere che ieri, oggi e domani, l’attività di Costi sia quella di delinquere, ciò che ben potrebbe continuare a fare agli arresti domiciliari”.(t.s.)

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