Gazzetta di Reggio

Reggio

AL SANTA MARIA NUOVA

Il papà in Rianimazione al capezzale della moglie

di Martina Riccò
Il papà in Rianimazione al capezzale della moglie

REGGIO. L’infermiera si era appena affacciata in sala d’aspetto comunicando ai presenti che era possibile, da quel momento, entrare nel reparto di rianimazione e fare visita ai propri cari, quando...

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REGGIO. L’infermiera si era appena affacciata in sala d’aspetto comunicando ai presenti che era possibile, da quel momento, entrare nel reparto di rianimazione e fare visita ai propri cari, quando alle 19 di ieri le porte dell’ascensore si sono aperte e hanno lasciato intravedere un uomo magro, basso, incurvato dal peso di un dolore troppo grande da sopportare. Era Giuseppe Amato, papà del piccolo Salvatore. Scortato dalle sue cugine – che camminavano davanti a lui per impedire, forse, che qualcos’altro potesse colpirlo e fargli del male – Peppino è arrivato al terzo piano, da sua moglie. La donna che gli aveva donato Salvatore, la stessa che mercoledì sera ha attraversato via Togliatti mano nella mano con lui e, come lui, è stata sbalzata via dalla violenza della Ford Fiesta arrivata chissà da dove, arrivata chissà perché. Le porte del reparto erano già state chiuse, per impedire al mondo dei vivi di contaminare quella zona di lotta delicata, ma è bastato che le cugine sussurrassero al citofono «Sandra Bonacini» per far tornare indietro l’infermiera. Dentro, da Sandra, Giuseppe non è voluto entrare da solo. Ha portato con sé una delle sue parenti, in modo che orecchie meno ferite delle sue potessero ascoltare le parole del medico, registrarle e ripeterle alle cugine rimaste in sala d’aspetto. I due sono stati dentro un paio di minuti. Quando Giuseppe è uscito, i suoi occhi roteavano ovunque senza guardare niente. «Non la vedrò più», ha detto, prima di scoppiare a piangere. E le porte dell’ascensore si sono richiuse, portando via il suo dolore.