Gazzetta di Reggio

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La protezione civile salva anche le opere d’arte

La protezione civile salva anche le opere d’arte

Correggio: due giganteschi quadri trasportati dal Convitto a Palazzo Principi Nella chiesa abbandonata di San Giuseppe catalogati e imballati gli arredi sacri

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CORREGGIO. Da un’esercitazione a un vero e proprio salvataggio. E’ quello che i volontari del gruppo reggiano di Protezione civile per la salvaguardia del patrimonio artistico-culturale (operativo da qualche anno, composto da Legambiente e da volontari del Tricolore di Reggio e altre associazioni tra cui Icaro, Val d’Enza Radiocomunicazioni e Geometri volontari) hanno effettuato a Correggio, recuperando e catalogando opere d’arte per metterle al sicuro e al riparo da eventuali danni, anche del tempo. Un’azione che ha trasformato quella che sarebbe dovuta essere una semplice esercitazione in un reale momento di salvataggio e tutela di opere d’arte, beni artistici e sacri.

L’operazione si è svolta in due momenti e la prima fase è stata riservata al trasporto in sicurezza di due opere pittoriche di grandi dimensioni dalla sede del Convitto Corso (in via Bernieri) fino al museo cittadino “Il Correggio” per trovare la sua sede in corso Cavour, a Palazzo Principi. Scortati da alcuni uomini della polizia municipale, i volontari hanno trasportato due preziose opere del Seicento (imballate di tutto punto per proteggerle da eventuali urti) per poi sistemarle all’interno delle sale espositive del museo, sotto l'attenta supervisione del direttore Gabriele Fabbrici. Si tratta del “San Pio V e il miracolo del Crocifisso” di Giuseppe Capretti, artista e zio materno del pittore Girolamo Donnini, e de “La visione del Beato Domenico da Soriano” di un autore modenese del XVII secolo, che riprende l’episodio della visione del Beato Domenico di Soriano dove all’uomo, inginocchiato, appare l’immagine di San Domenico da Guzman, sostenuta dalla Madonna, dalla Maddalena e da Santa Caterina d’Alessandria.

I volontari, poi, sono stati impegnati anche in una seconda fase di lavoro, ovvero di pulizia e catalogazione degli oggetti sacri. L’operazione si è svolta nella chiesa di San Giuseppe Calasanzio, a fianco di via Bernieri e del Convitto Corso. Un luogo sacro abbandonato da diversi anni, in cui i volontari si sono adoperati per spolverare, catalogare e preparare al trasporto in un deposito sicuro i diversi arredi sacri presenti in sagrestia, terminando così una preziosa operazione di salvaguardia del patrimonio artistico del territorio.

Silvia Parmeggiani