Confesercenti e la Tari: «Così il commercio muore»
Il presidente provinciale Dario Domenichini contesta anche la rateizzazione «Inaccettabile per i commercianti l’obbligo di mostrare i conti correnti»
«A forza di pagare tasse si può anche morire». A sostenerlo protestando contro l'applicazione della Tari (il nuovo nome della tassa rifiuti) è la Confesercenti di Reggio che lamenta come molte piccole e medie imprese del commercio abbiano ricevuto nei giorni scorsi sia moduli sia le fatture per il pagamento di questa tassa, facendo l'amara scoperta che anche quest'anno ci sarà un aumento del costo servizio smaltimento rifiuti.
Dopo gli aumenti dello scorso anno che hanno colpito sia cittadini sia imprese con incrementi che sono andati dal 20 al 60% a seconda dei comuni, quest'anno, sostiene Confesercenti «l'aumento almeno per il Comune di Reggio è comunque superore al 5%. Inoltre moltissime imprese e famiglie si sono viste arrivare nei primi mesi anche le fatture di chiusura della Tia per gli anni 2011 e 2012 con i calcoli delle superfici verificate con l'ausilio del catasto». Un bagno di sangue per le entrate dei commercianti con Confesercenti che se sostiene che «le tasse vanno pagate, la situazione però oggi è impossibile oltre che ridicola».
Non si può cioè per l'associazione dei commercianti reggiana «pretendere che piccole aziende in difficoltà e spesso con problemi di credito e liquidità pagino in pochi mesi cinque o seimila euro per la tassa rifiuti. E manca ancora - fa notare Confesercenti - la fattura di novembre». Poi dal presidente dell'associazione Dario Domenichini parte l'affondo con una domanda rivolta al Comune e a Iren: «Perché se la Tari serve a pagare il costo del servizio smaltimento rifiuti e se si sono scoperte maggiori superfici assoggettate alla tassa, non si provvede a diminuire il costo della tassa a metro quadrato?». Per Domenichini la risposta c'è e che in realtà «si scrive tassa rifiuti, ma è una patrimoniale che lascia però ai comuni un'ampia libertà di manovra nel decidere le quote da applicare. L'effetto però è che piccoli negozi di alimentari pagano uno sproposito per smaltire qualche imballaggio e un po' di rifiuto organico».
Confesercenti non è nemmeno soddisfatta per come è congegnata della possibilità di rateizzare i pagamenti. Intanto perché a Reggio «è possibile solo per pagamenti superiori ai 1000 euro e con rate non inferiori a 500 euro e poi per accedere alla rateizzazione la ditta deve dimostrare il proprio stato di difficoltà con bilanci ed estratti conto». Due richieste che secondo Confesercenti hanno a dir poco dell'assurdo. «Intanto perché _ sostiene ancora Dario Domenichini _ il conto aziendale può variare molto velocemente e poi cosa succede se per pagare la Tari l'azienda deve intaccare il fido o ritardare il pagamento dei fornitori?». Anche in questo caso, sostiene l'associazione di categoria del commercio, occorre un metodo un alternativo nel concedere le rateizzazioni. «Per Confesercenti pertanto _ conclude il presidente _ la questione rifiuti è tutt'altro che chiusa e chiederemo al Comune di Reggio e a Iren un incontro, per definire di concerto una nuova strategia e per applicare la tassa in modo che i nostri soci non siano messi in crisi da adeguamenti, conguagli o dalla mancata rateizzazione nei pagamenti». (r.f.)
