LA TRAGEDIA DI RUBIERA Il papà: «Un dolore atroce cosa farò adesso?»
La disperazione del papà del bambino travolto e ucciso «Salvatore non c’è più e mia moglie Sandra è gravissima»
RUBIERA. «È un casino, non so come fare». Parole semplici, ripetute in modo struggente, come un triste ritornello, dopo ogni frase. Così Giuseppe Amato, 47 anni, padre del piccolo Salvatore, racconta il dolore e il tremendo senso di impotenza che grava su di lui e sulla sua famiglia, riunita al capezzale della figlia Chiara davanti al reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio.
Nella serata e nella notte di giovedì sono arrivati a Reggio i parenti siciliani, che si sono stretti alla sorella di Giuseppe, Raffaella Caruso e ai parenti della madre del bambino, Sandra Bonacini. Sono arrivati dalla Sicilia in treno e in auto, lasciando lavoro e amici non appena la notizia della tragedia li ha raggiunti: più di mille chilometri tutti d’un fiato per stare attorno al fratello, cugino o nipote, partito quasi 30 anni fa dalla nativa Rosolini, in provincia di Siracusa, e che a Rubiera aveva trovato l’amore e si era fatto una famiglia.
«Mia moglie è ancora in condizioni gravissime – prosegue con un filo di voce Giuseppe – Ce la fanno vedere solo cinque minuti, anche a noi che siamo la sua famiglia. Ieri notte (giovedì, ndr) l’hanno operata di nuovo, ma è difficile, è difficile… non so come fare, è un casino».
Prima un figlio, che tra pochi mesi avrebbe compiuto 6 anni e iniziato le elementari e ora la moglie, la compagna di una vita, che da due giorni lotta per sopravvivere nel reparto di Rianimazione del Santa Maria. Ferita gravemente alla testa, la 42enne rubierese ha subito varie lesioni su tutto il corpo in seguito all’incidente e la prognosi resta riservata.
«È una botta davvero pesantissima… ora per fortuna sono arrivati i miei parenti e ci sono vicini. Ho saputo anche della solidarietà del paese, ringrazio tutti, ora però voglio stare vicino a mia moglie».
Dopo la rabbia di giovedì, ieri è arrivato il tempo del dolore per il padre del piccolo Salvatore, che si è diviso giorno e notte tra il reparto di Medicina d’urgenza, in cui è ricoverata la figlia Chiara e il reparto di Rianimazione, in cui la moglie lotta per la vita. Il pensiero, inevitabilmente, torna sempre però al figlio. «È già nella sua piccola bara bianca – conclude Giuseppe Amato – domani andremo a vegliare su di lui».
Non c’è ancora una data ufficiale per i funerali, che dovrebbero tenersi lunedì o martedì a Rubiera. Tutto il paese si appresta a dare l’ultimo saluto a Salvatore, il bambino che sorrideva sempre.
Daniele Valisena
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