Gazzetta di Reggio

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«Case popolari, una lunga lista d’attesa»

«Case popolari, una lunga lista d’attesa»

Correggio: alla festa per i 50 anni della casa di carità di Fosondo, il vice sindaco parla dei tanti correggesi in difficoltà

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CORREGGIO. Si è svolta ieri la grande e partecipata festa per i 50 anni della casa della carità di Fosdondo. Un traguardo per nulla scontato a cui le risorse non sembrano mancare, grazie a una grande rete di solidarietà e all’appoggio dei tanti volontari che permettono alla casa di continuare a operare sul territorio da mezzo secolo. «La casa della carità di Fosdondo è una presenza importante – ha sottolineato Gianmarco Marzocchini, vicesindaco di Correggio e assessore al Welfare, presente ieri alla festa insieme al sindaco Ilenia Malavasi – Un luogo che riesce ad accogliere povertà più vecchie e nuove povertà. Questa casa della carità, sul territorio, è il più importante interlocutore che si presenta alle famiglie che hanno bisogno di aiuto per uno sfratto o una situazioni da risolvere».

Un servizio importante quello offerto dalla casa di carità e un traguardo non scontato.

«In questa struttura ritroviamo la continuità di un servizio e l’apertura a nuovi tipi di carità. Non solo, c’è anche un altro duplice aspetto che la contraddistingue: la casa di carità è nata con uno spirito liturgico ma poi ha proseguito in direzione del servizio sociale, arrivando a soddisfare richieste per cui oggi si farebbe fatica a dare risposta. Sul territorio di Correggio questa è l’unica struttura vicariale di riferimento (l’altra più vicina è quella di Novellara, ndr) che serve tutte le parrocchie di Correggio e le frazioni, San Martino in Rio e Rio Saliceto. E questo, sì, non è un traguardo scontato. Alcune case della carità sono state chiuse, altre invece hanno cambiato gestione. Qui a Correggio dicono che ci sia stata una grande provvidenza dei volontari, della gestione amministrativa ed economica».

Per Marzocchini, poi, la casa ha un significato particolare: «Ho fatto qui, 20 anni fa, il servizio civile per la Caritas, e questa esperienza è stata una vera svolta per la mia vita, a livello personale e di scelte. Come ha ricordato il vescovo alla messa, la casa è “una palestra attrattiva per i giovani” ed è vero, perché tutti i giovani che passano di qui poi maturano scelte importanti per la loro vita. E’ un luogo che smuove».

A chi offre aiuto la casa oggi? E come?

«La casa ruota attorno a un nucleo composto da due suore, diversi volontari e gli ospiti che, in questo specifico caso, fanno parte di una famiglia. E’ questo il concetto attorno a cui ruota tutto. Oltre ad alimentare una vita di preghiera, qui si porta avanti lo spirito di famiglia e quindi, ognuno come può, è chiamato a mettere in comune le proprie risorse. E i volontari sono chiamati a rispettare questo concetto e trattano gli ospiti come fossero famigliari: li alzano, li mettono a letto, li imboccano come se fossero un genitore».

Un aiuto di cui oggi hanno bisogno tanti correggesi. Al di fuori della casa di carità, quante sono le persone che in questi primi giorni di mandato si sono rivolte a lei?

«Non ho ancora un quadro preciso sulla situazione correggese in generale ma posso già dire che le persone che hanno realmente bisogno di aiuto sono tante. Proprio venerdì, in Comune, abbiamo affrontato il discorso delle case popolari a Correggio e abbiamo visto che c’è una lista di attesa numericamente molto importante e ci sono altre persone che continuano a far richiesta di alloggi. Ora, nonostante i servizi siano eccellenti e la rete di case popolari a Correggio abbastanza consistente, ci sono difficoltà a garantire a tutti un alloggio. In questi giorni, poi, ho incontrato tante persone che mi hanno chiesto un lavoro. “Mi dia un lavoro che con il resto mi arrangio” mi dicono ma il lavoro non c’è ed è questo ora lo scoglio più grosso da superare».

Su cosa punterete, quali politiche sociali adotterete?

«Cercheremo di mantenere gli ottimi servizi alla persona che ci sono oggi, che sono abbastanza rispondenti alle esigenze delle persone poi porteremo la nostra attenzione alle nuove povertà e cioè a coloro che hanno sempre vissuto in modo autonomo ma che ora, a causa delle più svariate ragioni tra cui la perdita del lavoro, non riescono più a mantenersi. Per fare questo creeremo nuove sinergie e collaborazioni con le associazioni del territorio che, qui a Correggio, sono molto attive».

Silvia Parmeggiani