Luca Bosi: «Per Boorea si apre una nuova era»
Il nuovo presidente della cooperativa dice basta con i localismi «Dobbiamo diventare il volano delle altre imprese del sistema»
REGGIO. Un volano per pratiche e cultura della cooperazione nel territorio, ma con uno sguardo puntato verso il mondo, conferendo una nuova dimensione all'imprenditorialità cooperativa e alle reti politiche reggiane. È questo l'ambizioso obiettivo di Luca Bosi, 38 anni, già presidente di Cmr Edile e ora anche nuovo presidente di Boorea a partire dal gennaio scorso. Invero, se l’obiettivo di Cmr edile è strettamente tattico almeno per ora, con Bosi teso a portare fuori dalle secche della crisi la cooperativa rinata dalle ceneri della storica Cmr, per quanto riguarda Boorea i traguardi sono diversi anche per via di un approccio che necessariamente è più di strategia che non di tattica.
Il giovane presidente ha preso il posto di Ildo Cigarini, storico esponente del mondo della cooperazione reggiana, in un passaggio di consegne che segna una cesura nel modo di intendere la mission della società: non solo promozione della cultura cooperativa e iniziative a sfondo solidale, ma un attore capace di coordinare gli interessi e la strategia imprenditoriale dei soci, in primis dei massimi esponenti della cooperazione reggiana.
In che direzione si sviluppa l'attività di Boorea?
«Ci poniamo come un volano per la promozione delle pratiche e dei valori della cultura cooperativa. Il primo obiettivo si lega alle attività che svolgiamo a sostegno dei Viaggi della Memoria di Istoreco, che noi chiamiamo pratiche di cittadinanza attiva. Altro grande tema è quello della cooperazione allo sviluppo, un settore nuovo per la nostra cooperativa, che non vuole essere una semplice forma di solidarietà, ma una collaborazione attiva, che tocchi le attività economiche e i percorsi di formazione, nei quali le nostre reti cooperative possono avere un ruolo attivo di primo piano».
Uno sguardo che oltre il territorio reggiano ed emiliano. Un cambiamento figlio di una nuova generazione di cooperatori?
«Non è tanto una questione di ricambio generazionale, ma di assunzione di responsabilità. All'ultima assemblea di Legacoop ho discusso proprio di questo: bisogna darci un taglio con il vecchio localismo, che ormai ha mostrato tutti i suoi limiti, e dobbiamo abituarci a considerare l'Unione europea come il nostro mercato interno».
Quali sono le reazioni del mondo cooperativo a questa nuova linea programmatica?
«Si tratta di un nuovo modo di fare fronte alla nostra vocazione all'internazionalizzazione delle pratiche cooperative, diverso rispetto al passato, ma senza giudicarlo: semplicemente, non c'è futuro nel solo mercato locale. Boorea in questi 15 anni ha riannodato e costruito una rete di rapporti con diversi Paesi dell'Africa sud-sahariana, che possono portare alle cooperative socie visibilità e uno status di attori importanti».
Qualche nome?
«Vedo che Coopservice, Unipeg, Assofood, Cmredile, Cir Food e Cantine Riunite, così come le altre cooperative medio-grandi tra le nostre 46 socie sono ben disposte a seguirci. Altre coop più piccole e legate ai servizi locali sono per costituzione meno portate a farlo. Il lavoro vero è mettere a sistema tutte le energie che si stanno scatenando».
Mozambico, Sudafrica, Angola, Zambia, sono tutti Paesi che crescono a ritmi "cinesi" e che con Reggio hanno legami politici e amicali di vecchia data. In che modo vi proponete di inserirvi in questo processo?
«Discutendo con gli ambasciatori di questi Paesi è emerso chiaramente che in un processo di crescita rapido e disordinato come questo, il settore agroalimentare e quello delle costruzioni e della pianificazione urbanistica necessitano di progettualità e servizi, per esempio legati al cleaning e al facility management, che noi possiamo fornire".
A quali progetti state lavorando?
«Stiamo lavorando a un progetto che riguarda il Mozambico e in cui speriamo di coinvolgere la città di Reggio. Assieme al suo grande sviluppo, il Mozambico ha bisogno di un progetto di formazione delle sue giovani generazioni, che passa attraverso la pubblicizzazione delle scuole, ora private, e della loro diffusione nei villaggi. Reggio Children ha tutte le carte in regola per svolgervi un ruolo di primo piano. Poi c'è l'Eni e il suo progetto che coinvolge la città di Pemba, con cui Reggio è gemellata».
In cosa consiste questa vostra joint-venture che vi vede alleati con l’Eni?
«L'Eni ha un accordo per lo sfruttamento di un giacimento di idrocarburi non lontano da Pemba, e in seguito allo sviluppo di questa attività è previsto che la popolazione della città raddoppi in pochi anni. L'ambasciatore mozambicano ha apprezzato il modo in cui abbiamo gestito lo sviluppo urbanistico della città e Reggio ha l'opportunità di partecipare con la sua rete cooperativa a questa pianificazione. Abbiamo attivato anche un dialogo con l'Eni, che per statuto è obbligata a finanziare diverse opere e infrastrutture in cambio dello sfruttamento dei giacimenti. Stiamo parlando di diversi miliardi di euro e di una straordinaria opportunità per il mondo occupazionale ed economico reggiano. Per questo sarebbe estremamente importante la risposta di Reggio».
Tornando ai valori del territorio: come svilupperete il vostro rapporto con Istoreco e l'Istituto Cervi?
«Siamo onorati che l'Istituto Cervi si sia unito alla rete dei nostri soci. Contribuiremo alla realizzazione al Festival Resistente, di cui siamo i maggiori sostenitori dal punti di vista economico; poi c'è la Summer School e, infine, la ricerca sui Viaggi della memoria. Assieme a Istoreco e Telereggio, che realizzeranno un film, vogliamo valorizzare i trascorsi dei 10mila ragazzi che in questi anni hanno viaggiato in tutta Europa, raccogliendo le loro esperienze in un documentario e in un libro, da pubblicare l'anno prossimo, nel 70esimo anniversario della Liberazione».
Daniele Valisena
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