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Viadana chiede alla Bacchi 323mila euro di rimborso

Viadana chiede alla Bacchi 323mila euro di rimborso

Il commissario vuole un decreto ingiuntivo per l’escussione della fideussione L’azienda di Boretto replica: «La riqualificazione della Cava Caselli è già finita»

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BORETTO. Continua il braccio di ferro tra la ditta Bacchi e il Comune di Viadana che pretende oltre 300mila euro dalla società assicurativa Compagnie française pour le commerce extérieur (Coface): come deliberato dal commissario prefettizio Isabella Alberti, l’ente si appresta a chiedere al Tribunale di Mantova l’emissione del decreto ingiuntivo di pagamento.

La ditta Bacchi, però, ha fatto ricorso urgente al Tribunale di Mantova, chiedendo il blocco dell’escussione della polizza fideiussoria. L’impresa di Boretto, infatti, intende approfittare del tempo che eventualmente otterrà, per chiedere un incontro al commissario del Comune di Viadana, Isabella Albert

Si tratta dell’ultimo atto, finora, della vicenda Cava Caselli: la somma in questione (per la precisione 323.544,31 euro) corrisponde alla polizza fideiussoria disposta in favore del Comune stesso, nel 2000, dalla ditta Bacchi Aladino e figli di Boretto.

«Crediamo – afferma Claudio Bacchi – si possa chiudere la questione in modo ragionevole». La Bacchi fu tempo fa autorizzata a prelevare dalla golena del Po sabbia da utilizzare per i lavori della Cispadana. La ditta acquisì il terreno (Cava Caselli, a Motteggiana ma in Comune di Viadana) e versò al Comune 300mila euro «che, come da convenzione, dovevano essere a titolo di contributo ai costi di realizzazione degli interventi pubblici e delle infrastrutture a servizio delle attività estrattive, nonché degli interventi pubblici di recupero ambientale dell’area». Cessata l’attività estrattiva, l’impresa ha avviato la riqualificazione del sito.

«L’accoglimento di alcune istanze presentate da frequentatori, ha comportato la revisione della convenzione con la Provincia di Mantova; ma da tempo chiediamo invano che le convenzioni con Comune e Provincia siano rese omogenee». E se gli inghippi burocratici hanno creato problemi alla ditta, per tre anni le piene hanno spazzato via le piantumazioni già effettuate. Ciò non è valso ad evitare le proteste di ambientalisti e partiti e il Comune ha avviato l’iter per l’escussione della fideiussione da 323mila euro.

«Siamo al paradosso. L’area, pienamente fruibile al pubblico, è un patrimonio dell’azienda: le piante a largo fusto hanno finalmente attecchito; ed in autunno, con la stagione propizia, porremo 30-50mila piantine più piccole. Noi pensiamo di avere fatto la nostra parte; ma se la fideiussione venisse effettivamente riscossa, sarebbe un duro colpo per l’azienda e all’occupazione. Tra l’altro, quei soldi dovrebbero essere poi spesi proprio lì, dove non c’è bisogno, perché abbiamo già investito». Per questo Bacchi spera in un confronto con la Alberti. In caso contrario, la ditta farà ricorso nel merito. «E allora le responsabilità saranno chiare». (r.n.)