Treni, «Per i pendolari odissea da Reggio a Bologna»
Parla il consigliere Pd Cantergiani, iscritto al comitato pendolare da oltre dieci anni: «Serve maggiore sensibilità»
REGGIO. «Quel treno lo chiamo “dei cercatori d’oro”». Ha gradini per salire e scendere, come se ritrovarsi a bordo fosse una piccola impresa. Eppure lo prende ogni giorno, o quasi. Gianluca Cantergiani, consigliere comunale Pd, iscritto al comitato dei pendolari “Fuori Orario”, ha da poco tagliato il traguardo dei dieci anni di pendolarismo: su e giù lungo la via Emilia, da Reggio a Bologna, per svolgere il suo lavoro di account manager di un gruppo che si occupa di informatica. Andata alla mattina e ritorno alla sera. Ammesso che poi si riesca a tornare.
«Se posso parlare delle mie ultime settimane - racconta - il treno delle 18.52 da Bologna l’ho preso solo una volta su cinque giorni, tra ritardi e cancellazioni. Nel periodo estivo, poi, non parliamo dei treni che arrivano dalla riviera, sempre affollatissimi».
Scene di ordinaria follia che non risparmiano nessun viaggiatore: disagi che i pendolari conoscono purtroppo fin troppo bene, quasi quanto gli orari di partenze e arrivi, mandati a memoria. «Faccio il pendolare dal 2003 – aggiunge Cantergiani – comincio ad avere un certo polso. La mattina vario: prendo il treno tra le 7.35 e le 8.15. Dipende dai miei figli». Ma cosa vuol dire essere pendolari? «C’è sempre la sensazione di dipendere da decisioni prese da altri». Orologio sempre sott’occhio, il rischio è quello di non arrivare mai in tempo: «Per questo prendo sempre appuntamenti lavorativi nel mezzo della giornata, in modo da poter gestire anche in ritardi». Ma Cantergiani, oltre ai Regionali, è anche un pendolare a suo modo di lusso. Più di una volta, infatti, racconta di viaggi in Av, resi possibili ora dalla stazione Mediopadana. «Oggettivamente l’Alta Velocità ha cambiato il mio modo di lavorare al di fuori della sede dell’ufficio, specialmente per lavori a livello nazionale, ma anche sui regionali servirebbe la stessa attenzione, la stessa sensibilità: i pendolari non viaggiano per turismo o per divertimento, ma per lavoro e impegni». Ma cosa servirebbe per cambiare la situazione? «So che si sta ridiscutendo il contratto e che dovrebbe esserci una gara. Si parlava anche di ferrovie tedesche. Non so siano meglio delle italiane, bisognerà vedere cosa succede. Comunque in generale serve attenzione in più ai pendolari: ci sono, per esempio, tante donne che fanno fatica a conciliare i tempi del lavoro e della famiglia. Per questo nascono i comitati. Non è che ci piace fare contestazioni. È che i disagi ci sono davvero». (e.spa.)
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