Spaccio di droga nella Bassa: 24 nei guai
Novellara e Campagnola i “crocevia” delle vendite soprattutto di cocaina. Un carabiniere rischiò la vita al posto di blocco
NOVELLARA. Per lo più cocaina, ma non mancano nemmeno contatti e vendite illecite di hascisc, marijuana, ecstasy.
E’ un “quadro” davvero inquietante quello che emerge dall’inchiesta a dir poco allargata chiusasi di recente – ben 24 le richieste di rinvio a giudizio, di cui 20 per spaccio di droga – che ha permesso ai carabinieri di Novellara e Campagnola (coordinati dal pm Maria Rita Pantani) di mettere nel mirino una fitta “ragnatela” di informazioni spesso in codice, incontri, acquisti di stupefacenti in luoghi appartati.
Si spalanca un “mondo” sommerso – essenzialmente giovanile – che avrebbe abbracciato una bella fetta della Bassa reggiana (Novellara e Campagnola come importanti crocevia, ma anche Rio Saliceto, Fabbrico, Guastalla e Gualtieri), con qualche “sconfinamento” pure nel Modenese (Novi di Modena, Carpi).
Si tratta di un minuzioso lavoro investigativo che, grazie soprattutto alle informazioni carpite con le intercettazioni telefoniche, ha portato i militari a ricostruire cessioni di droga in serie, ben presto poi “girate” ad altri, arrivando sino ad abituali consumatori di stupefacenti (poi segnalati in prefettura).
Un “sommerso” che secondo i carabinieri – nell’arco del 2007 – ha protagonisti giovani nati e residenti nella Bassa, in stretto contatto con coetanei campani amanti del soldo facile e della bella vita.
Da quest’inchiesta emergono tanti particolari: sette anni fa il costo di un grammo di “polvere bianca” era sui 90-100 euro mentre una pasticca di ecstasy veniva venduta a 5 euro, gli acquisti di droga intercettati vanno da quelli minimi (sino ad un solo grammo) per arrivare a quantitativi più consistenti. C’è anche un maresciallo dei carabinieri che rischia la vita ad un posto di blocco a Rolo – il 13 giugno 2007 – che riesce a scansarsi in tempo, evitando di essere investito. Per gli inquirenti in quella macchina che non si fermava all’alt c’era il modenese 29enne Ferdinando Russo (da qui l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale) che avrebbe poi cercato d’attestare al pronto soccorso di Correggio una malattia inesistente per crearsi una giustificazione per la precedente fuga al posto di blocco.
I carabinieri accusano di favoreggiamento quattro giovani: avrebbero cercato di sviare le indagini per “salvare” degli spacciatori, dando anche delle informazioni su alcuni arresti che erano già avvenuti, per non parlare del recupero di soldi legati ad alcune vendite di droga.
Quest’inchiesta approderà in aula a metà settembre e sul processo sembra “gravare” la scure della prescrizione.
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