Imprenditore di Scandiano uccide la moglie e cerca di suicidarsi
Dramma in Polonia, dove Fermo Manzotti si era trasferito con Teresa Misa. La tragedia in macchina, alla presenza di uno dei loro tre figli. L'uomo, che aveva lasciato il Reggiano da un anno e mezzo, è ricoverato in ospedale.

SCANDIANO (Reggio Emilia). Ha ucciso la moglie a coltellate, in auto, davanti al figilioletto di 4 anni, tentando poi di togliersi la vita. Una tragedia familiare che si è consumata il 18 giugno scorso - ma la notizia è trapelata in Italia solo in queste ore - a Tarnobrzeg, città polacca dove Fermo Manzotti (46 anni, originario di Arceto) si era trasferito insieme alla moglie e ai due figli, e dove era nato poi un terzo bimbo. L'uomo è ora accusato dell'efferato omicidio della consorte.

Qui sopra, la Opel Zafira teatro del dramma
L'auto con targa italiana di Manzotti è stata trovata in pieno giorno, con la porta aperta: all'interno il corpo della moglie, Teresa Misa, 32 anni, conosciuta circa dieci anni fa, quando prestava assistenza al padre di Manzotti come badante nell'abitazione di famiglia, ad Arceto. Poi, il matrimonio nel 2013 e infine il trasferimento nel paese natale della consorte, dove si è verificata la terribile tragedia.

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Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti della polizia hanno trovato la giovane donna con la gola squarciata: vicino c'era il marito, che dopo averla accoltellata più volte ha tentato di togliersi la vita tagliandosi le vene. Un omicidio avvenuto sotto gli occhi di uno dei figli della coppia.
La mappa - ecco la cittadina dove si è consumato il delitto (clicca sui quadrati rossi):
Solo nei giorni scorsi, l’ambasciata italiana a Varsavia, è stata coinvolta direttamente dallo stesso Fermo Manzotti che, ridestatosi dal coma farmacologico in cui era stato indotto dopo il ricovero all’ospedale di Tarnobrzeg - dove era stato ricoverato per le ferite che si era autoinflitto nel tentativo di suicidarsi - ha chiesto ai magistrati che lo hanno interrogato in ospedale, dove è tuttora ricoverato in stato di detenzione, di poter avere l’assistenza dell’ambasciata italiana.
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La casa della famiglia Manzotti ad Arceto
Un centro focale chiaro per tutta la sua vita o quasi. Arceto, per Fermo Manzotti, ha rappresentato per decenni il fulcro degli affetti, della famiglia, delle passioni e anche del lavoro, visto che la sua attività di artigiano, specializzato nel montaggio di infissi in alluminio, si è svolta in gran parte nella zona scandianese, collaborando con altre aziende del settore edile. Manzotti, infatti, era conosciuto fra gli addetti alle costruzioni e alle finiture, con cui spesso è entrato in contratto come artigiano autonomo o come dipendente, specializzato nei serramenti, in particolare quelli metallici in alluminio. In ambito professionale ha sempre gravitato attorno al territorio di Scandiano, sia come artigiano che come collaboratore di alcune grandi realtà locali.

I vicini. A parte una delle figlie, che spesso passa di qui» raccontano alcune delle abitanti di via Martiri di Cervarolo, a pochi metri dalla casa dei Manzotti. «Stamattina (ieri ndr) dalla Polonia hanno chiamato per avvisare di quello che era accaduto, certo che è davvero un disastro».
I ricordi dell’uomo sono ancora ben impressi nella testa di alcuni residenti di via Lidice, strada non lontana. «Era un bel ragazzo, alto, prestante, me lo ricordo che passava sempre di qui a cavallo - racconta una signora -. Sapevo che era andato via, che era all’estero con la ragazza che prima seguiva suo padre, ma non sapevo che lei era della Polonia. Né che fossero andati là ad abitare».
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