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Crisi Ccpl, cala la scure su decine di impiegati

di Enrico Lorenzo Tidona
Crisi Ccpl, cala la scure su decine di impiegati

Uscite su base volontaria e cassa: i vertici stimano un impatto ridotto A giorni l’incontro con i sindacati. Salvioli (Cisl): «Via i responsabili del buco»

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REGGIO. Per alleggerire la pianta organica del Ccpl e portala a maggiore efficienza verranno tagliati decine di posti di lavoro. Un sofferto processo di risanamento considerato diretta conseguenza della necessaria trasformazione gestionale avviata dai nuovi vertici del colosso cooperativo industriale. Ad essere indicati nel piano di sfoltimento ci sono prima di tutto gli impiegati: 500 quelli attivi nel gruppo, qualche decina i tagli preventivati. Ma la cifra esatta non è stata ancora ufficializzata. I sindacati, però, sono già in fibrillazione, in attesa dell’incontro con l’amministratore del Ccpl Lino Vesace e il direttore generale Andrea Imbriani, che dopo aver “ripulito” i conti della coop hanno conteggiato una perdita del 2013 - tra attività industriale e accantonamenti - di 101 milioni di euro.

USCITE VOLONTARIE. Il piano abbozzato in questi giorni ai sindacati parla di licenziamenti attutiti dagli ammortizzatori. Prima di tutto con la richiesta di un periodo di cassa integrazione e poi con l’apertura della mobilità su base volontaria, creando eventuali scivoli per il pre-prensionamento. I rappresentanti dei lavoratori sono dell’idea che l’utilizzo dei contratti di solidarietà potrebbe essere la via più efficace per non gravare sul bilancio delle famiglie coinvolte, ripartendo così il calo delle ore lavorate per un numero più ampio di impiegati. L’anno scorso era già stato attivato un accordo di mobilità che aveva portato all’uscita di una decina di dipendenti impiegati direttamente nella capogruppo, che ad oggi conta negli uffici circa 60 persone.

L’ACCUSA. «Dobbiamo fare i conti con un passivo plurimilionario, del quale qualcuno dovrà necessariamente rendere conto». Prima di chiedere sacrifici ai dipendenti, il segretario della Cisl Margherita Salvioli, chiede un giro di vite tra i possibili responsabili del dissesto con il quale il Ccpl si trova ora a fare i conti. «È necessaria una profonda riflessione con la classe dirigente del Ccpl e gli amministratori. Senza dimenticare la responsabilità in capo ai soci del gruppo. Ci sono poste in bilancio che dicono di non conoscere: era loro dovere essere informati. Qui c’è un grosso problema di trasparenza e capacità gestionle. La democrazia economica e la partecipazione non è concreta come ci si attendeva che fosse. Vogliamo una svolta vera».

NUOVE CARICHE. La catena di comando del Ccpl verrà presto rivista. L’omonima cooperativa - posta a capo del gruppo - avrà un cda composto dalle coop socie (con relativo taglio dei compensi) e manterrà nel ruolo di presidente Mauro Casoli (attuale numero uno di Unieco). Affianco ci sarà un consigliere delegato all’attività della spa, Lino Versace, con l’eliminazione dell’amministratore delegato. Versace, quindi, sarà anche il presidente di Ccpl spa - società di gestione delle aziende controllate - con le deleghe di amministratore e un solo direttore generale, Andrea Imbriani, manager che dirigerà la complessa galassia industriale.

COOPBOX CONFESSA. La maxi contestazione mossa dal’Antitrust europeo nei confronti di Coopbox (società produttrice di imballaggi per alimenti controllata dal Ccpl), comporterà una sanzione di 45 milioni di euro con l’accusa di aver creato un cartello dei prezzi insieme a imprese concorrenti. Cifra che potrebbe essere ben più alta se non ci fosse stata la confessione da parte dei vertici dell’azienda davanti ai commissari. Una soluzione che dovrebbe portare a uno sconto di almeno il 10%.

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