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Don Bassissi, da 47 anni “faro” del paese

Don Bassissi, da 47 anni “faro” del paese

Albinea: si ritirerà a Casa Cervi e non sarà più parroco. Una vita spesa per la comunità, soprattutto per anziani e malati

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ALBINEA. Collaborerà. Ma non sarà più parroco. Don Giuseppe Bassissi, classe 1934, lascia la guida della parrocchia di San Gaetano dopo 47 anni. Il futuro parroco sarà don Gigi Lodesani, sacerdote del movimento Familiaris Consortio, già collaboratore pastorale nella comunità pedecollinare. Don Bassissi, nominato parroco dell'erigenda parrocchia albinetana nel 1967, ha annunciato il proprio addio nel corso della Messa della scorsa domenica: «Mi trasferirò in un appartamentino di casa Cervi, un’opera per la quale tutta la comunità si è adoperata. Sarò la “sentinella” di questa casa per fare da garante agli impegni assunti per realizzarla».

Parole subito interrotte da un lungo applauso levatosi spontaneamente dall’assemblea presente.

Don Bassissi, perché ha scelto di lasciare?

«Le forze non sono più quelle di un tempo. Per il legame forte con questa comunità, che ho accompagnato dal suo nascere, ho pensato, dopo momenti di riflessione e preghiera, fosse necessaria una guida giovane per continuare il cammino fecondo di questa comunità».

Quando ha maturato la decisione?

«Alcuni mesi fa. E’ stata una decisione sofferta ma senza dubbio necessaria».

Albinea 1967. Ricordi?

«Per volontà di Monsignor Gilberto Baroni mi ritrovai in una realtà di deserto e senza punti di riferimento ad eccezione della vecchia scuola materna e del seminario. All’inizio ci fu un certo disagio anche perché arrivavo da una vita pastorale viva e coinvolgente nella terra dell’Aquila di Ligonchio».

Campo sportivo, chiesa di San Gaetano, oratorio, casa Betania, sala polivalente e tantissime altre opere realizzate. Qual è quella che ha un posto speciale nel suo cuore?

«Il primo pensiero fu per la collocazione della chiesa al centro del paese. Si acquistò il terreno e, in attesa delle necessarie procedure, iniziammo col campo sportivo. Il desiderio era quello di coinvolgere giovani e ragazzi del paese: era necessario per fare comunità».

Come è stato possibile realizzarle?

«Devo dire grazie a tutta la comunità, si è lasciata coinvolgere. E ad alcune famiglie che sono state straordinarie benefattrici».

Ha sempre avuto l’appoggio della comunità parrocchiale?

«Ho sempre cercato di fare scelte condivise da tutti, sia da parte di chi frequentava la parrocchia che da parte di chi non la frequentava. Spero di esserci riuscito».

Si è confrontato con diversi sindaci. Con chi ha dialogato di più?

«C'è stato dialogo con tutti. Sempre. Ma se devo scegliere una persona, dico Vilmo Del Rio: con lui c’è stato il rapporto più fraterno».

Il momento più difficile?

«L’assassinio del confratello e amico fraterno don Amos Barigazzi. E’ stato un periodo difficilissimo, triste e buio per l’intera comunità. Con tutti i perché che derivano da quella tragedia».

E quello più bello?

«I ricordi più belli sono legati ai tanti campeggi sulle Dolomiti. Esperienze indimenticabili per tantissimi ragazzi di Albinea. E poi l’apertura delle tre strutture caritative: l’Hospice Madonna dell’Uliveto, Casa Betania e Casa insieme “Cervi Luigi”».

Da alcuni anni collabora con don Gigi Lodesani, futuro parroco. Impressioni.

«Don Gigi è stato un vero dono per Albinea. Il mondo giovanile albinetano si è raccolto intorno a lui in iniziative straordinarie. Ricordo solo l’ultima: al Grest di quest’anno c’erano 310 ragazzi e una novantina di educatori. L’ho suggerito al Vescovo, penso sia la persona giusta per continuare nello spirito di accoglienza, apertura a tutti e forte impegno formativo per le nuove generazioni».

Già alcuni anni fa sembrava deciso a lasciare. Poi, i non parrocchiani, le fecero cambiare idea. E’ vero?

«Sì, è vero. Mi domandarono di non abbandonare e di continuare nell’opera di cammino insieme. Senza dubbio quella richiesta è stata un segno importante, un segno che mi ha gratificato moltissimo. Significava un paese unito».

Le mancherà essere parroco?

«In parte sì. Ma a una certa età c’è il desiderio di recuperare valori a cui non si è data tutta l’importanza che meritano. Penso alla preghiera personale e all’attenzione alla vita della chiesa. Adesso avrò più tempo per dedicarmici».

La gente come ha reagito?

«C’è stata commozione, in tanti hanno pianto. Davvero tutti hanno voluto ringraziarmi».

Intanto alla porta dell’abitazione di don Bassissi, si presentano l’onorevole Antonella Incerti e il neo-sindaco di Albinea Nico Giberti per un grazie e un saluto

Quarantasette anni alla guida della stessa parrocchia sono un'enormità. Riesce a riassumerli in tre aggettivi.

«E’ difficile fare un riassunto così breve. E' stata certamente un’avventura affascinante, una memoria riconoscente a Dio e un grazie straordinario per un affetto che mi ha sempre circondato in tutti questi anni. Grazie davvero. A tutti».

Roberto Giampietri

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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