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«Irrigazioni, gli agricoltori sono attenti»

«Irrigazioni, gli agricoltori sono attenti»

Zani (Coldiretti) e Cervi (Cia) replicano così all’allarme lanciato dall’Enel su possibili black-out

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«Le irrigazioni forzate, vale a dire a 5-6 atmosfere, capaci di raggiungere anche 50 metri di distanza interessano, nella nostra provincia, le zone di pianura, l'area della val d'Enza e, parzialmente, la prima collina. Vengono utilizzate per l'80% in colture specifiche come erba medica, mais e barbabietole. Complessivamente per l'agricoltura reggiana vengono erogati, nel corso di un anno, dai 50 ai 60 milioni di metri cubi d'acqua». Nel fornire questi dati Marino Zani, presidente provinciale della Coldiretti e del Consorzio Bonifica Emilia Centrale, riconosce l'utilità della segnalazione che l'Enel ha indirizzato alla Prefettura affinchè solleciti la corretta esecuzione di queste operazioni. «Anche se - precisa - per quel che mi risulta sono stati abbastanza rari, anche in passato, i comportamento maldestri addebitabili agli agricoltori reggiani».

In effetti un conto è una semplice, sia pur violenta, precipitazione piovosa, e un altro è la forza espressa dall'irrigazione con i "getti" che possono creare sollecitazioni estreme nei punti di contatto dei fili con i "bicchierini" in ceramica posti sui pali della corrente elettrica. Al punto da riuscire a strapparli dai loro ancoraggi causando un immediato black out. «Il problema - aggiunge Antenore Cervi presidente dalla Confederazione Italiana Agricoltori - era già stato segnalato nel 2013 dall'ente che eroga l'energia elettrica e quest'anno viene semplicemente ripetuto a titolo precauzionale. Esistono già esatte regolamentazioni ed i nostri contadini sanno che i getti a pressione possono essere collocati e attivati soltanto a debita distanza dalle strade e dalle abitazioni. Debbono quindi ricordare unicamente di restare lontani, oltre che dalle persone, dai pali della luce. Le disposizioni sugli spargimenti di acqua, così come di liquami, sono comunque già contenute in una precisa normativa e chi sbaglia è chiamato a risarcire i danni che provoca».

Fortunatamente - spiegano entrambi - queste forme irrigatorie non vengono impiegate per le colture arboree. I prati stabili ricevono infatti l'acqua attraverso canali e rigagnoli di scorrimento posti sulla superficie del terreno. Vigneti ed ortaggi si avvalgono invece di una aspersione idrica con il sistema a goccia che si limita quindi a minime dispersioni e non raggiunge assolutamente le altezze dei grandi impianti a pressione violenta.

«Non ho notizia di gravi problemi creati dai contadini reggiani - completa Cervi - che hanno in buona parte una lunga esperienza. Ed escluderei a priori chi opera nella zona montana e pedecollinare. Gli inviti alla prudenza vanno quindi giustamente accolti, ma credo che i nostri agricoltori possano essere assolti da accuse di imperizia o di negligenza». (l.v.)

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