L’ira di Soncini sul Cda «State distruggendo tutto»
In una lunga lettera ai nuovi componenti del board del colosso cooperativo l’ex amministratore delegato si dice preoccupato per le ultime scelte
REGGIO. Ai media poche righe, che comunque tradiscono l’amarezza di chi vede sconfessato il proprio lavoro. Ma ai membri del consiglio d’amministrazione del Ccpl, Ivan Soncini ha indirizzato una lunga lettera, quattro cartelle che sono - insieme - una orgogliosa autodifesa e la netta presa di distanza da chi oggi è al timone della cooperativa che lui ha guidato per anni.
STUPORE E PREOCCUPAZIONE. La lettera prende le mosse proprio dalle decisioni assunte dal nuovo board di Ccpl, «di appesantire la perdita gestionale dell’esercizio 2013 portandola a oltre 100 milioni che al netto di quelle di terzi portano le perdite di competenza del Gruppo Ccpl a 95 milioni di euro. Risultato negativo - scrive Soncini nella lettera al Cda - ottenuto attraverso una politica di svalutazione delle partecipazioni e di quantificazione di rischi futuri, senza ricorrere ai fondi rischi appostati negli esercizi precedenti (circa 30 milioni) bensì incrementandoli sino a 96 milioni di euro. Sono sinceramente stupefatto delle scelte di politica di bilancio fatte e che hanno determinato tale perdita sia perché si fondano su un’alterazione dei valori patrimoniali così rilevante e improvvisa che per le informazioni di cui disponevo non è giustificata, sia perché non sono comprensibili le finalità di tali scelte. Vi scrivo non solo per manifestarvi il mio stupore ma anche la mia più profonda preoccupazione per il futuro del Gruppo Ccpl dopo che assieme alla perdita si dichiarano nei vostri atti formali il rischio di continuità aziendale; molto preoccupato per gli effetti che tutto ciò può indurre sia nel breve verso banche e fornitori sia nel lungo termine in termini di destino strategico del gruppo e delle sue attività industriali».
ESAGERAZIONE. Secondo Soncini l’azione messa in atto da Versace e Casoli è esagerata. «Il progetto di bilancio che avete approvato esagera le difficoltà dell’azienda e rende molto pericoloso il suo futuro, posto che negli ultimi esercizi non vi era nulla che consentisse di ipotizzare una perdita di tali dimensioni. Nel corso degli ultimi anni erano stati accantonati a fondo rischi somme ingenti prossime ai 30 ML di euro che a giudizio di tutti parevano sufficienti a compensare i rischi latenti nelle attività industriali del Gruppo. Del resto - prosegue l’ex amministratore delegato - le accurate attività di verifica compiute dai revisori che, lo ricordo, nel 2012, asseveravano l’assetto patrimoniale del gruppo a premessa e validazione dei presupposti del piano triennale 2013-2015, nonché le scelte strategiche di allargamento della base sociale e e di alleanze imprenditoriali nei business portanti del Gruppo davano una prospettiva positiva di razione alla crisi».
MAXI-MULTA. Poi Soncini entra nel dettaglio della maxi-perdita appostata nel bilancio, su cui pesa l’accantonamento di fondi in previsione di una maximulta che l’Antitrust dovrebbe comminare alla controllata Coopbox. «Il 4-5 e 6 Giugno 2008 - scrive Soncini - gli ispettori della commissione Antitrust vennero in Coopbox e prelevarono file e documenti che potessero comprovare la nostra partecipazione ad accordi con gli altri produttori Europei per concordare politiche di vendita non rispettose delle norme sulla concorrenza. Il 17 Luglio 2008 il Cda esaminò formalmente la situazione, il 5 Agosto 2008 presentammo domanda di leniency ratificata dal Cda del 26 agosto 2008. L’assemblea del 15 di Settembre assunse diversi provvedimenti e venne informata dal presidente in carica che “ …la sanzione pecuniaria potrebbe arrivare, tenuto conto della gravità e della durata dell’infrazione, fino al 10 % del fatturato netto totale dell’intero Gruppo ….” Naturalmente - prosegue Soncini - in modo quasi speculare la stessa Coopbox assunse i suoi atti deliberativi e da quel momento iscrisse nei propri bilanci informazioni sullo stato del procedimento. Tutto ciò ha consentito negli anni di svolgere tutte le necessarie e dovute attività di difesa del Gruppo nonché di informazione e controllo degli organi a ciò preposti. Il procedimento di infrazione coinvolgeva tutti i produttori Europei dell’imballaggio; dal 2008 in poi con una lentezza comprensibile dovuta al fatto che il cosiddetto “cartello” era spesso un insieme di “disinformazioni” operate dai commerciali verso i loro colleghi di altre società concorrenti e/o di finti accordi per rubarsi vicendevolmente i clienti, la commissione, a fasi alterne, ha richiesto montagne di documenti per tentare di capire meglio cosa era accaduto, ma che non cambiavano la sostanza né facevano chiarezza».
LA SECONDA MOSSA. Un’altra mossa in risposta al rischio della sanzione secondo Soncini fu quella di tenersi alla larga da possibili acquisizioni di aziende concorrenti: «Voglio solo ricordare che la scelta di rimanere al di sotto della soglia di controllo di Obiettivo lavoro (altra società della galassia Ccpl, ndr) la facemmo in Cda a fronte della consapevolezza che consolidare il giro d’affari di Obiettivo Lavoro aumentava il fatturato consolidato del gruppo e quindi appesantiva la possibile sanzione». La questione Coopbox, insomma non è mai stata sottovalutata: «Pur essendo solo nella fase di indagine la capogruppo di Coopbox ha metodicamente annotato il rischio nelle proprie relazioni al bilancio. Dal 2008 - prosegue Soncini nella sua ricostruzione - arriviamo al settembre 2012 dove la commissione formalizza gli addebiti affinché possa iniziare il percorso difensivo. Oltre a dare notizia dell’apertura del procedimento, fu nostra cura aggiornare le informazioni sullo stato del procedimento, inoltre ricordo che ricevuto lo statement of objections provvedemmo a iscrivere apposito capitolo nella relazione al bilancio 2012 del Gruppo e come sempre i legali opportunamente consultati dai revisori dichiararono che non erano in condizione di ipotizzare l’entità della sanzione; peraltro il Gruppo negli ultimi anni aveva accantonato fondi per rischi prossimi ai 30 milioni entità che pareva rassicurante».
LA DIFESA. Nel Giugno 2013 Ccpl ottiene la prima audizione davanti alla commissione Antitrust. «In quella occasione per voce del dott. De Pascale (Emilio De Pascale, ad di Coopbox, ndr) prendemmo chiaro che il settore e di conseguenza le imprese che ne fanno parte, sono un piccolo Davide fra due Golia costituiti dalla grande industria chimica che fa i prezzi delle materie prime e la Grande distribuzione organizzata che con i suoi consorzi d’acquisto impone in forma quasi monopolistica i prezzi dei prodotti che acquista».
L’AFFONDO. Insomma, Coopbox aveva solo cercato di sopravvivere come un vaso di coccio tra vasi di ferro. Una difesa credibile, secondo Soncini che arriva a dire come «Stimare in 45 milioni la sanzione presuppone che la Commissione Europea operi con cattiveria e spirito vendicativo senza valutare la realtà e la rilevanza dell’infrazione. Immaginare che sanzionerà al massimo possibile i protagonisti delle presunte irregolarità e che addirittura ne moltiplicherà per tre o quattro i procedimenti per arrivare a soglie di sanzione pari o superiori al 20 % del fatturato netto del Gruppo, è fantasia. Pensare che la sanzione possa corrispondere a 90/100 anni di utile ante imposte di Coopbox – dice ancora l’ex Ad - è un fantasia colpevole e pericolosa».Per Soncini «scegliere come risulta dalla relazione al bilancio di praticare la strategia dell’inability to pay e di conseguenza sostenere che Ccpl è a rischio di continuità aziendale, prima ancora che la Commissione indichi la sanzione che ritiene dovuta, e prima ancora che ci si sia difesi nei diversi gradi di giudizio consentiti, è non solo prematuro, ma preoccupante verso il sistema degli stakholders del Gruppo che si faranno una pessima opinione della capacità di Ccpl di fronteggiare il futuro».
LA STOCCATA. Poi le ultime righe, in cui Soncini ancora una volta tradisce il proprio coinvolgimento emotivo in questa vicenda (con le preoccupazioni per la reazione delle banche e soprattutto quelle per i lavoratori del gruppo). Preoccupazione che per non impedisce a Soncini una stoccata al veleno per i suoi successori. «Capisco - scrive - che chi assume una responsabilità si tuteli scaricando sul passato ogni possibile e immaginaria responsabilità per vivere con minore rischio il proprio futuro, ma mi sembra veramente eccessivo e non sufficiente a spiegare quanto è stato fatto. Per quanto mi riguarda non vi disturberò più, né con le mie opinioni né tantomeno con le mie preoccupazioni che nascono dal fatto che so che il destino di Ccpl è il destino di migliaia di famiglie».
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