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Le lacrime di Chiara per il fratellino morto

di Daniele Valisena
Le lacrime di Chiara per il fratellino morto

La sorella di Salvatore non ha mai staccato lo sguardo dal piccolo feretro la 21enne sopravvissuta al terribile incidente circondata dall’affetto di tutti

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RUBIERA. «Gli volevo bene, tutti gli volevamo bene…». Queste le parole con cui papà Giuseppe ha salutato per l’ultima volta il figlio Salvatore ieri mattina al cimitero di Rubiera. Attorno a lui i tanti parenti giunti dalla Sicilia, che come uno scudo umano hanno protetto Giuseppe e la figlia Chiara, appena dimessa dall’ospedale. Sul volto ancora i segni dell’incidente, poca cosa però rispetto al dolore che le si è avvinghiato nel profondo dell’animo, dal momento in cui i medici e i familiari la hanno comunicato la più tremenda delle verità: la morte del fratello Salvatore.

Sempre affiancata dalle inseparabili cugine, che hanno vegliato ogni secondo su di lei, la sorella della piccola vittima della tragedia di via Togliatti non ha mai distolto lo sguardo dalla bara bianca in cui riposa il fratellino, piangendo a calde lacrime, ma senza lasciarsi mai sopraffare dal dolore, come pure avrebbe potuto.

IL DOLORE DELLA SORELLA. I grandi occhi chiari, resi ancora più azzurri dalla commozione, hanno cullato fino all’ultimo l’immagine del fratello: il suo volto sempre sorridente, il ricordo della sua voce allegra; un fratello e anche un figlio per lei che assieme alla madre Sandra lo ha cresciuto in questi cinque anni e dieci mesi trascorsi sempre assieme.

Eppure Chiara ha saputo dimostrare una grande forza e, nonostante la sventura che grava su di lei e sulla famiglia, non ha risparmiato sorrisi a parenti e amici, rivolgendo a tutti una parola di ringraziamento per la vicinanza che l’intera Rubiera ha rivolto a lei, ai familiari e al piccolo Salvatore. Una sorpresa e una nota lieta in un giorno nerissimo, che però ha contribuito a rendere tutto meno terribile.

IL CONFORTO DELLA FAMIGLIA. Dimessa solo lunedì sera dal reparto di Medicina d’urgenza dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio, Chiara ha seguito il corteo funebre che ha attraversato la via Emilia in centro a Rubiera a pochi passi dal feretro, custodito e trasportato a spalle dagli zii e dai cugini, giunti a Reggio dalla lontana Rosolini, la cittadina in provincia di Siracusa di cui è originario il padre. Ad abbracciarla e ad aiutarla nel penoso cammino le cugine, che non l’hanno abbandonata un istante in tutta la mattinata, affiancandola anche in chiesa, dove le loro mani hanno continuato ad accarezzare e a stringere quelle della 21enne rubierese.

A poca distanza la cerchia delle donne della famiglia paterna: le zie, la nonna, con l’anziana che a metà della messa non ha retto all’emozione e alla sofferenza che le provocava quella bara bianca senza voce, in cui una tragedia ha posto il nipote di soli cinque anni. Accompagnata dalle nipoti, la nonna di Chiara è stata accompagnata fuori dalla chiesa parrocchiale, seguendo poi il feretro fino al carro funebre e da lì al cimitero di Rubiera.

L’ULTIMO SALUTO. Solo al momento dell’ultimo saluto a Salvatore, al cimitero comunale di Rubiera, il dolore ha vinto le resistenze e la dignitosa compostezza della famiglia, lasciando spazio a giuste lacrime per un congedo che nessuno avrebbe mai voluto vivere.

«Gli volevo bene, tutti gli volevamo bene…»: sorretto dai fratelli, papà Giuseppe si è lasciato andare a un pianto straziante, il tutto mentre gli operatori delle pompe funebri terminavano la chiusura della tomba. Poco prima altre lacrime erano scese, quando nel cimitero rubierese erano risuonate le note delle due canzoni preferite di “Totuccio”: “Sei forte papà” e “Per fare un albero”, interpretate da una voce di bambina.

Proprio allora i cittadini presenti, gli amici della famiglia o i genitori dei compagni di Salvatore all’asilo, superando il rispettoso pudore con cui avevano accompagnato la famiglia durante la cerimonia, hanno confortato Giuseppe, Chiara e gli altri parenti, abbracciando a lungo la figlia e il padre.

A loro alcuni amici hanno voluto regalare fiori, bianchi e azzurri come quelli che hanno coperto la bara del piccolo, assieme a una fotografia in ricordo dei momenti felici trascorsi assieme. C’era anche l’orsacchiotto preferito di Salvatore, lo stesso che era stato posto a fianco dell’albero che fiancheggia le strisce pedonali di via Togliatti, in cui mercoledì scorso si è consumata la tragedia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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