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Tutto il paese si è fermato per l’addio a Salvatore

Tutto il paese si è fermato per l’addio a Salvatore

Più di mille persone alle esequie del bambino ucciso sulle strisce pedonali Lutto cittadino, per un’ora tutti i negozi sono rimasti con la serranda abbassata

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RUBIERA. Per un’ora, ieri mattina, Rubiera si è fermata. Serrande abbassate, bandiere a mezz’asta davanti al municipio e un silenzio irreale, spezzato soltanto dalle orazioni di don Stefano e dall’incedere del corteo funebre verso la chiesa parrocchiale. Dalle 10 alle 11 il paese ha celebrato così, in silenzio, il lutto cittadino proclamato dal sindaco all’indomani della tragedia di via Togliatti. I bambini, che in questi giorni di sole e vacanze sono soliti correre e gridare la loro gioia di vita incuranti di tutto il resto, hanno posato a terra le loro biciclette, e con la testa china, sotto i portici della via Emilia, hanno aspettato il passaggio della bara bianca che custodiva la salma del piccolo Salvatore.

Al caffè Spinelli, al bar Principe, gli anziani hanno smesso le carte, i caffè, i discorsi sulla politica e si sono levati il cappello, senza più parole; la tabaccheria, la cartoleria e gli altri negozi hanno abbassato le serrande, i proprietari e i clienti hanno incrociato le braccia e incurvato le sopracciglia, scuotendo il capo e facendosi il segno della croce di fronte a quell’inspiegabile avvenimento che è la morte di un bambino. Qualche bambino ha abbracciato forte la madre, alcuni hanno sussurrato a bassa voce: «Ciao, Salvatore…».

Poco alla volta il corteo ha attraversato i circa duecento metri che separano piazza Gramsci, dove la processione ha iniziato a incamminarsi e dove centinaia di persone attendevano l’arrivo di Salvatore già dalle 9.30. Un corteo composito, con gli amici e i conoscenti della famiglia Amato in prima fila, attorniati però da centinaia e centinaia di semplici concittadini, che in questi giorni hanno vissuto e condiviso il dolore e le speranze di una famiglia la cui vicenda ha commosso e colpito tutti nel paese in riva al Secchia.

Non è mancato il sindaco, che come i tanti rubieresi presenti è stato giocoforza coinvolto e scosso nel profondo dalla tragedia della famiglia Amato. Almeno mille persone hanno accompagnato il feretro verso la chiesa parrocchiale, al cui interno solo una minima parte dei presenti è riuscita a entrare, mentre la maggioranza ha seguito la funzione fuori, lungo la via Emilia e i portici del centro di Rubiera.

«I giorni dell’uomo finiscono come sogni al mattino». Questa la triste verità enunciata da don Stefano durante l’omelia. Il ricordo del sorriso di Salvatore continuerà però a vivere nella memoria di Rubiera, così come l’affetto che il paese ha saputo trasmettere alla famiglia in questi giorni di dolore. (d.v.)

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