Delitto in Polonia: Fermo, in fuga dai debiti e dai fantasmi
Arrivata dalla Polonia, Teresa era stata assunta come badante per il padre. Una storia d’amore iniziata dieci anni fa e conclusasi tragicamente in Polonia, dove la coppia avrebbe dovuto rifarsi una vita con i tre figli. Una storia segnata da problemi affettivi, finanziari e psicologici - LEGGI LA CRONACA
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SCANDIANO. Un uomo in fuga. Apparentemente dall’Italia alla Polonia, tra innumerevoli andate e altrettanti zoppicanti ritorni. In realtà da problemi diventati zavorre insostenibili. Da sogni trasformati in macigni irrealizzabili. Da bugìe troppo pesanti da tenersi dentro. Un uomo in fuga da se stesso e dalla sua disperata solitudine. Ma per Fermo Manzotti, l’uomo capace di sgozzare la moglie davanti a un figlioletto di pochi anni, non è sempre stato così.
Non dieci anni fa quando Fermo conosce Terry. La “incrocia” per la prima volta nella casa che condivide con il padre, in via Montefiorino ad Arceto, perché Teresa Misa è appena stata assunta come badante. Ha 22 anni e arriva dalla Polonia. E’ dolce. E bellissima.
Fermo ha 36 anni, è un artigiano edile molto conosciuto in paese. Alle spalle una convivenza che non ha funzionato. Ma quando conosce Terry la vita ricomincia a sorridere. Fermo è convinto di avere finalmente trovato l’anima gemella, la donna della sua vita: fa costruire una bella villetta vicino alla casa del padre ed è lì che vanno a vivere. Ma non rimangono soli a lungo. Quasi subito arriva il primo figlio e, a quattro anni di distanza, il secondo. Sembrano felici. Forse lo sono davvero.
Così li descrive chi li ha frequentati a lungo, chi ha cenato tante volte a casa loro, chi ha visto questa famiglia nascere, crescere e allargarsi. Ma è difficile, per chi li ha conosciuti, guardare alla felicità di ieri con la lente della tragedia di oggi. Ed è in questi frangenti che le lenti rosa tendono inevitabilmente ad offuscarsi.
Perché, due anni fa, Fermo e Terry si erano trasferiti in Polonia? Le voci, nei bar e nella piazza di Arceto, si sovrappongono e finiscono per coincidere. «Problemi finanziari, debiti, fallimenti...» sono le parole che escono dalle labbra di chi Fermo lo ha conosciuto.
Due anni fa, Fermo decide di ricominciare in Polonia. Là, gli hanno raccontato, i margini per fare buoni affari ci sono. Vende la villetta di via Montefiorino e parte con la famiglia. Si sistemano a casa della madre di Terry. E il 4 gennaio del 2013 arriva anche il fatidico sì: Fermo e Teresa si sposano in Polonia perché è da lì che si deve ripartire. Accanto a loro i due figlioletti. Il terzo sta crescendo nella pancia di Terry.
Ma a quanto pare fare soldi non è poi così facile e l’entusiasmo dei primi mesi in Polonia viene spento da nuovi fallimenti. Porte che si chiudono. Affari che non si concludono. Una famiglia da mantenere. Ma come?
Ed è dalle stesse lenti rosa ormai offuscate che trapelano altri particolari. «Fermo sì, era un bravo ragazzo, ma è sempre stato una testa calda...». E ancora: «Una persona irascibile, quando gli venivano i due minuti...». E nel bar Popeye di Sabbione, dove fermo andava spesso, gli aneddoti si sprecano «come quella volta - si alza una voce rauca da un tavolino - che era in cantiere, ha litigato con il suo socio e l’ha buttato giù dal ponteggio... Era fatto così». Qualcuno cerca di correggere la mira: «Vabbè essere originali ma questa volta l’ha fatta grossa...». E un altro chiude la discussione: «Era un matto. Punto».

Stessa musica in centro ad Arceto dove la notizia della tragedia si sta velocemente diffondendo. Tutti conoscono Fermo e nessuno sembra cadere dalle nuvole: «Una persona strana lo è sempre stata, ma chissà cosa gli è saltato in testa per arrivare ad uccidere la moglie... Poveretta. E poveri bambini».
Ma Fermo non era solo originale. A quanto pare ha sempre sofferto di forti depressioni e anche in questi anni trascorsi in Polonia, dall’Italia gli arrivavano le medicine necessarie. A mandargliele una cugina, tra i pochi parenti con i quali Fermo non aveva rotto i ponti. Perché, a quanto pare, con le due sorelle non parlava e neppure con cugini e zii. Le ragioni? Qualcuno parla di litigi dovuti a motivi economici, altri sostengono che Teresa non era mai stata davvero accettata dalla famiglia Manzotti.
Ma torniamo alla parentesi polacca di Fermo e Terry, in realtà durata poco. Troppo poco. L’inverno scorso la famiglia torna in Italia. Fermo racconta di essere tornato per fare curare la sua figlia più piccola a Modena, dal momento che in Polonia avrebbe dovuto pagare tutte quante le spese mediche. Racconta anche di avere acquistato un appartamento a Scandiano dove in effetti si trasferisce con moglie e figli. Oggi qualcuno dice che quella casa l’aveva in realtà presa in affitto. E c’è chi ci tiene ad aggiungere che «quell’affitto non l’ha mai pagato». Altri sottolineano come il ritorno in Italia fosse stato dettato non tanto da motivi medici ma dall’incompatibilità tra Fermo e la suocera. Comunque sia andata, Fermo riprende la famiglia e torna in Polonia. Il resto è cronaca. Tragica.

In via Montefiorino, dove tutti conoscevano Fermo, ieri si respirava incredulità ma anche rassegnazione. Come se il gesto di Fermo fosse sì imperdonabile ma allo stesso tempo non del tutto imprevedibile.
«Fin da giovane era buono ma instabile - racconta una vicina mentre per strada si forma una sorta di riunione di quartiere -. Spesso era colto da depressioni fortissime che lo hanno anche portato a tentare più di una volta il suicidio». «Meno male che sua madre è al ricovero - aggiunge una signora scesa in cortile con il grembiule da cucina ancora addosso - e la sua testa è partita... almeno non saprà mai cos’ha fatto suo figlio». E un signore ci mostra, trasformandosi in una guida precisa e informata, la casa del padre del Fermo: «Guardi che tristezza, è tutta chiusa, con il giardino lasciato andare... la casa adesso è pignorata». Poi ci porta qualche metro più in là per mostrarci la villetta dove Fermo e Terry hanno vissuto insieme. «Ora è stata venduta ed è abitata da un’altra famiglia... che pena pensare a quando vedevamo i bambini scorrazzare felici in cortile. E Teresa sempre con il sorriso sulle labbra».

Proprio di fronte alla villetta abita una cugina di Fermo. Suoniamo il campanello e quella che vediamo scendere dalle scale è una donna distrutta. Le lacrime le velano gli occhi. Fatica a parlare. Ma ci prova. «Io sono l’unica parente con cui Fermo aveva rapporti. Ma quando gli ho fatto capire che non doveva raccontarmi delle balle, si è allontanato anche da me. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto per Terry. Era una donna fantastica, innamoratissima, dolcissima con i bambini... Purtroppo ha coperto e difeso fino all’ultimo il marito. Non voleva vedere la realtà. Non si è minimamente resa conto del pericolo che stava correndo. Ma mi chiedo, perché non si è ucciso lui? Sarebbe stata la cosa migliore. Che colpa aveva Terry dei suoi fallimenti? E quei bambini, ora cosa faranno senza la loro mamma?». Non riesce a salutarci, la voce si spezza.
Gli interrogativi, e non potrebbe non essere così, rimangono. E se i motivi di un femminicidio sono sempre e comunque irriducibili a una risposta unica e definitiva, non ci si può sottrarre dall’interrogarsi su un rapporto, quello tra Fermo e Terry, chiuso con tanta raccapricciante violenza. Oggi chi li ricorda preferisce mostrare i loro ritratti sorridenti. E pensarli nei momenti sereni. Certo, nessuno nasconde che Fermo era possessivo e geloso, «ma d’altra parte, con una ragazza così bella...». Già.
Eppure, dalla Polonia arrivano voci diverse, quelle dei parenti della vittima. Pare, questo è quanto riportato dai quotidiani locali in base alle testimonianze raccolte, che Terry avesse deciso di lasciare Fermo. Non ne ha avuto il tempo.
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