Gli ex vicini di casa «Una vera tragedia per questa famiglia»
Sconforto e incredulità in via Montefiorino ad Arceto «Dopo la morte del padre sapevamo poco di Fermo»
SCANDIANO. Un centro focale chiaro per tutta la sua vita o quasi. Arceto, per Fermo Manzotti, ha rappresentato per decenni il fulcro degli affetti, della famiglia, delle passioni e anche del lavoro, visto che la sua attività di artigiano, specializzato nel montaggio di infissi in alluminio, si è svolta in gran parte nella zona scandianese, collaborando con altre aziende del settore edile. Manzotti, infatti, era conosciuto fra gli addetti alle costruzioni e alle finiture, con cui spesso è entrato in contratto come artigiano autonomo o come dipendente, specializzato nei serramenti, in particolare quelli metallici in alluminio. In ambito professionale ha sempre gravitato attorno al territorio di Scandiano, sia come artigiano che come collaboratore di alcune grandi realtà locali.
Arceto e Scandiano erano però, prima di tutto, la casa e il cuore. Con le due sorelle è cresciuto nella grande abitazione di via Montefiorino, dove la famiglia Manzotti è conosciuta da generazioni. Fermo aveva una grande passione, quella per i cavalli, e da ragazzo ogni occasione era buona per uscire in sella. Accudiva personalmente i suoi animali nel vecchio casolare di famiglia, nella zona agricola a poche centinaia di metri di via Montefiorino, ed in un secondo momento la piccola stalla era stata spostata proprio nella casa dei Manzotti, nella vasta fetta di prato dietro alla costruzione principale. Un grande amore, quello per l’equitazione, poi abbandonato crescendo, quando gli impegni lavorativi e i percorsi personali di Fermo lo hanno costretto a rinunciare agli adorati cavalli, pur con grandissimo rammarico.
L’area di via Montefiorino è composta da un reticolo di stradine fitte, una fascia residenziale in quella che una volta era la prima periferia del paese. Il detto “tutti conoscono tutti” qui vale per davvero, in moltissimi casi gli abitanti sono qui da un paio di generazioni se non di più, e la famiglia Manzotti è ben nota. Sia i genitori sia i tre figli, Fermo e le due sorelle (una delle quali vive a pochi chilometri di distanza), sono parte integrante del tessuto, anche se negli ultimi tempi le notizie sul figlio maschio si erano diradate. Si sapeva di qualche contrasto, di qualche difficoltà non meglio chiarita, e della scelta di abbandonare l’Italia per l’estero. Da allora, poco o nulla. Sino al dipanarsi, ieri mattina, delle prime voci sulla tragedia avvenuta in Polonia, che hanno iniziato a circolare nel quartiere e poi nell’intero paese, portando una brusca ventata di cattivo umore. «Era tanto che non lo si vedeva in giro, non sapevamo neanche che fosse in Polonia, da quando il padre è morto e la madre è andata alla casa di riposo non c’erano più tante notizie sui Manzotti, su nessuno di loro. A parte una delle figlie, che spesso passa di qui» raccontano alcune delle abitanti di via Martiri di Cervarolo, a pochi metri dalla casa dei Manzotti. «Stamattina (ieri ndr) dalla Polonia hanno chiamato per avvisare, ma non abbiamo capito bene cosa sia successo, se è vero quel che dicono è davvero un disastro», aggiungono.
I ricordi dell’uomo sono ancora ben impressi nella testa di alcuni residenti di via Lidice, altra strada non lontana. «Era un bel ragazzo, alto, prestante, me lo ricordo che passava sempre di qui a cavallo - racconta una signora -. Sapevo che era andato via, che era all’estero con la ragazza che prima seguiva suo padre, ma non sapevo che lei era della Polonia. Né che fossero andati là ad abitare».
Adriano Arati
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