La tesi difensiva: semi-infermità mentale
L’uomo, dopo aver quasi decapitato la moglie, ha tentato il suicidio. L’intervento dell’ambasciata
SCANDIANO. I giornali e o siti internet polacchi hanno diffuso con dovizia di particolari la notizia del drammatico uxoricidio accaduto il 18 giugno scorso a Chmielowie, nel sud-est del paese, non lontano dalle tante mete turistiche della zona di Cracovia, da Aushwitz e quasi al confine con l’Ucraina.
Particolari agghiaccianti che riguardano soprattutto le modalità dell’omicidio (Teresa Misa è stata trovata sull’auto con la gola tagliata e la testa quasi decapitata) e il dramma del figlio che ha assistito alla scena e che ora, di notte, piange continuamente e chiama la mamma che non c’è più.
Solo nei giorni scosi, tuttavia, l’ambasciata italiana a Varsavia, è stata coinvolta direttamente dallo stesso Fermo Manzotti che, ridestatosi dal coma farmacologico in cui era stato indotto dopo il ricovero all’ospedale di Tarnobrzeg - dove era stato ricoverato per le ferite che si era autoinflitto nel tentativo di suicidarsi - ha chiesto ai magistrati che lo hanno interrogato in ospedale, dove è tuttora ricoverato in stato di detenzione, di poter avere l’assistenza dell’ambasciata italiana.
«Nulla a che vedere con l’assistenza legale – spiega il dirigente dell’ambasciata italiana a Varsavia, dottor Paolo Pesce - perchè in merito alla vicenda non possiamo fare nulla se non attivare i canali per mantenere i contatti tra gli italiani in Polonia (in questo caso il sognor Manzotti) con i familiari o gli eventuali avvocati che dovranno agire secondo la legislazion polacca e valutare se, in base agli accordi bilaterali tra Italia e Polonia, ci sia la possibilità di chiedere l’eventuale rimpatrio dell’imputato».
Problemi e cavilli giuridici che, al momento, non possono essere ancora affrontati - e che, in futuro coinvolgeranno anche il Ministero degli Affari Esteri - in quanto la Magistratura polacca ha già stabilito la detenzione in attesa di giudizio (che in Polonia prevede non più di 15 giorni) con l’accusa di “omicidio volontario con efferatezza (estrema violenza)” nei confronti di Fermo Manzotti. Al momento quindi, i magistrati polacchi non avrebbero accolto la tesi secondo cui l’artigiano scandianese soffrirebbe di crisi depressive e sarebbe in cura per problemi psicologici, tanto che avrebbe già chiesto, tramite l’avvocato d’ufficio, una “perizia psichiatrica”, forse nel tentativo di impostare la sua difesa sull’ottenimento della dichiarazione di “infermità mentale” o di avere colpito la moglie in un raptus incontrollabile.
«Sono ipotesi raccolte dai giornali che non so e non posso né confermare né smentire – ci dice il funzionario dell’ambasciata italiana a Varsavia – e che ovviamente verranno valutate attentamente dai magistrati polacchi, raccogliendo anche le documentazioni e le testimonianze che l’avvocato porterà dall’Italia. Tuttavia rimane il fatto sconvolgente del coinvolgimento del figlio che ha assistito alla tragedia.
Ora i tre figli, dai 2 agli 8 anni, che il signor Manzotti ha avuto dalla moglie, sono ospitati dalla nonna materna e solo in futuro si potrà valutare se resteranno in Polonia o se torneranno in Italia dove, appunto, due di loro sono nati». (f.d.)
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