L’INTERVISTA La Caselli a Soncini: «Parlano i numeri»
Nuovo affondo della presidente Legacoop contro l’ex ad di Ccpl: «Le sue sono solo opinioni, ma ormai è fuori dal cda»
REGGIO EMILIA. «Il bilancio lo ha fatto il cda, nel quale Soncini non siede più. Ha i suoi pareri, anche legittimi. Ma i numeri sono numeri». Entra a gamba tesa. E, presentando il progetto di fusione con Parma e Piacenza, la presidente reggiana di Legacoop, Simona Caselli, difende a spada tratta il sistema della cooperazione, a partire dalle scelte operate nel processo di risanamento del gruppo Ccpl, il colosso dai piedi d’argilla che ha chiuso il 2013 con una perdita shock pari a 101 milioni di euro. «Abbiamo già preso una nostra posizione – afferma – Ccpl è fondamentale per l’economia italiana, quindi siamo impegnati a difendere questo presidio di grande forza professionale. Crediamo di avere un piano, portato avanti dall’attuale ad Lino Versace, che consentirà al Consorzio di avere un futuro buono anche nei prossimi anni».
Caselli, su Ccpl sembra esserci ormai in atto un vero scontro. Si aspettava quella lettera di Soncini?
«Con Soncini ci sono opinioni diverse, ma la legge assegna agli amministratori il compito di fare i bilanci. E, di conseguenza, non è che si possono aprire dibattiti. Le opinioni personali vanno rispettate, ma ciò che conta sono le imprese, le persone che ci lavorano e il loro futuro. Su questo bisogna concentrarsi».
Futuro? Con un “buco” da 100 milioni diventa difficile immaginarne uno.
«Il punto vero è che quando si tratta di valutazioni di bilancio che hanno a che fare con accantonamenti ognuno ha la sua opinione. E poi cos’è il “buco”? La perdita è fatta di due elementi: una perdita di 27 milioni di attività caratteristica, che è quella che mi preoccupa maggiormente e che bisogna raddrizzare alla svelta, altrimenti l’impresa avrà dei problemi che andranno anche avanti. Questa perdita mi risulta che si stia già affrontando. Il resto sono accantonamenti prudenziali che, secondo me, sono un’operazione seria: in una fase incerta come questa, gli accantonamenti prudenziali possono essere fatti con diversi criteri, dato che sono accantonamenti oggettivamente difficili da discernere... ma qui si diventa tecnici».
Resta il fatto che, al netto di tecnicismi, la lettera indirizzata da Soncini al cda Cccpl è fortemente critica. E suona come molto allarmante...
«Il bilancio non lo ha fatto Soncini, ma lo fa il cda nel quale Soncini non c’è più. Lui ha i suoi pareri legittimi, ma i numeri sono numeri».
Numeri appunto. Come il taglio previsto di decine di posti di lavoro. Dalla Cisl hanno chiesto un giro di vite dei responsabili del dissesto. Non crede sia arrivato il momento di un vero ricambio della classe dirigente?
«Non capisco come mai la questione della dirigenza salti sempre fuori nel momento in cui, in realtà, stiamo apportando grandi cambiamenti. È un argomento che deriva dal fatto che c’è una identificazione eccessiva con figure solitarie, quando le imprese soprattutto di natura complessa, come ad esempio la stessa Ccpl, sono fatte di più realtà e composte da gruppi dirigenti allargati, rispetto ai quali ci sono persone di grande valore. L’identificazione verso una sola figura è fuorviante. Poi abbiamo una scuola nostra di alta formazione manageriale, che adesso è diventata regionale, dove chi è dentro le cooperative ora in posizioni quadro, e che dovrà essere la leva dei dirigenti del futuro, viene mandato a spese della cooperativa a fare un procedimento di alta formazione che tra l’altro coinvolge università di tutta Italia. Quindi i nostri percorsi di rinnovamento e di selezione della classe dirigente li abbiamo già individuati e li stiamo perseguendo. Certo, capisco che nelle figure apicali, ad esempio i presidenti, rimangano figure storiche».
Sta parlando di Qua.Dir, l’istituto di Alta formazione? Ma anche qui non mancano affatto polemiche: il suo presidente, Raffaella Curioni, ora è in giunta.
«Per noi infatti è un problema. Non credo che possa garantire l’impegno di prima. Può garantire l’impostazione dei corsi, ma per la gestione materiale dobbiamo trovare qualcun altro».
Dicono che la sua nomina sia stata “caldeggiata” proprio dalle coop. Le risulta?
«Io non ho telefonato a nessuno. Raffaella è molto brava e per questo capisco che sia stata selezionata: oggettivamente è una professionista davvero in gamba».
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