Stefano Landi: «Export, dati record per Reggio»
Oggi in assemblea il presidente uscente passa il testimone a Mauro Severi: «Oggi l’associazione è più forte»
REGGIO. «Lascio una associazione più forte di quella che ho lasciato anche se le sfide non mancano perché la crisi continua a mordere». Oggi Stefano Landi lascerà ufficialmente la presidenza di Unindustria a Mauro Severi nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione.
Qual è lo stato di salute delle vostre imprese e del tessuto economico reggiano?
«La crisi, lo vedono tutti, non è ancora finita. Lo dicono i principali indicatori nazionali e anche quelli locali non vi si discostano molto. In questi anni della mia presidenza l’associazione che ho avuto l’onore di presiedere ha portato a compimento una importante operazione di aggregazione con la piccola e media impresa che ha dato vita a Unindustria Reggio. Una fusione che ci ha permesso di creare, grazie anche all’impegno dei funzionari dell’associazione, la più importante aggregazione sul fronte dell’industria manifatturiera e dei servizi».
Massa critica importante che ha consentito di limitare i danni...
«E’ così. Non a caso, anche tra i dati più negativi, come ad esempio quelli sull’occupazione, quello della nostra provincia risulta comunque il migliore della nostra regione. Eppoi, il 2013 è stato anche l’anno in cui il nostro territorio ha fatto registrare la cifra record dell’export, pari a 8, 5 miliardi e questo è un segnale importante: significa che le imprese che si sono attrezzate per i mercati esteri, in particolare quelli dell’est Europa sanno cogliere le opportunità giuste per uscire dalla crisi».
Restano però diversi i settori che soffrono...
«Purtroppo è così. Soprattutto dal comparto edilizio. Da lì ancora non arrivano segnali positivi, così come sul fronte dei consumi. Personalmente ritengo che le misure pensate dal governo Renzi vadano nella direzione giusta, anche se serve uno sforzo ulteriore per la crescita».
E’ quello che ha ribadito lo stesso premier a Strasburgo, ma i sostenitori del rigore non l’ascoltano. Lei come pensa finirà questo braccio di ferro?
«Io mi auguro che l’Italia sappia sfruttare al meglio il semestre che la pone alla guida dell’Unione europe portando avanti politiche che aiutino la ripresa. Solo così alla consapevolezza di essere europei vedremo anche rafforzata la leadership di un continente che può davvero competere con gli altri mercati, a patto che pensi in grande».
A proposito di pensare in grande. Dopo il semestre europeo ci aspetta l’Expo, anche se le inchieste giudiziarie fanno tremare le vene ai polsi. E’ davvero impossibile in Italia progettare grandi opere senza malaffare?
«E’ una riflessione che ho fatto anch’io: a oltre vent’anni da Tangentopoli siamo ancora qui a fare i conti con il cancro della corruzione. Sono sicuro che Renzi farà tutto il possibile per contrastare questi fenomeni e scongiurare il rischio che da grande opportunità per tutto il Sistema Paese, l’Expo diventi l’ennesimo caso di malaffare».
Gli industriali su questo fronte sono compatti anche a Reggio?
«Da tempo la nostra associazione ha adottato una linea dura nei confronti degli imprenditori che si piegano al sistema illegale. Anche la normativa Pesenti adottata da Confindustria va in questa direzione, anche per tutelare le imprese sane da quelle che, cavalcando l’illegalità, fanno concorrenza sleale. A Reggio siamo stati sfiorati con alcune nostre realtà dalle interdittive antimafia della Prefettura. E non ci siamo minimamente opposti. Peersonalmente ritengo che in questi casi non si debba guardare in faccia a nessuno».
massimosesena
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