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ASSEMBLEA UNINDUSTRIA Parte l’era di Severi: «Traineremo il Paese»

di Evaristo Sparvieri
ASSEMBLEA UNINDUSTRIA Parte l’era di Severi: «Traineremo il Paese»

Cambio al vertice degli industriali con l’elezione del nuovo presidente Cautela sull’unione delle Confindustrie. Al Comune dice: «Collaboreremo»

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REGGIO. «Innovare, progettare, realizzare, aggregare. Reggio Emilia e le province vicine, sono l’icona di un’Italia che non solo ha resistito, ma che è destinata a guidare la ripresa delle altre “Italie” rimaste indietro. E, badate bene, non si tratta solo di economia». Quattro verbi declinati all’infinito, come un contorno di attività entro il quale costruire i prossimi obiettivi dell’industria e dell’economica reggiane, nel tentativo di traghettarle definitivamente fuori dalla crisi. Quattro azioni con le quali Mauro Severi ha tracciato ieri le linee programmatiche del suo mandato quadriennale alla guida di Unindustria, raccogliendo il testimone del presidente uscente, Stefano Landi, in occasione di “Costruire il futuro con le idee”, evento organizzato al teatro Valli nell’ambito dell’assemblea dell’associazione degli industriali. Tra gli ospiti, era atteso anche il presidente nazionale di Confindustria e patron del Sassuolo, Giorgio Squinzi, che ha dovuto rinunciare all’appuntamneto in extremis a causa di un attacco di febbre.

CAMBIO DI GUARDIA. La designazione da parte della giunta Unindustria è avvenuta lo scorso 15 aprile, con voto a scrutinio segreto. Ma soltanto ieri, di fronte all’assemblea generale, si è arrivati all’elezione. Mauro Severi, consigliere delegato di Corghi e della Nexion spa di Correggio, sarà presidente di Unindustria fino al 2018, termine entro il quale potrebbe concludersi il progetto di fusione delle associazioni provinciali che dovrebbe culminare nella nascita di Confindustria Emilia, per un progetto sul quale il neo presidente tuttavia ieri ha mostrato cautela, rimandando il tema ad un confronto interno: «I nostri organi non si sono ancora espressi, sarà un tema di confronto: non c'è nessuna preclusione all’unione, non è obbligatoria e può avvenire anche in forma di federazione, o mettendo a sistema una serie di servizi». Architetto, 64 anni, Severi ha ricoperto già incarichi nel sistema Confindustriale, come membro del consiglio direttivo e della giunta, con delega ai Progetti di sviluppo territoriale. Nel novero degli incarichi, è stato inoltre a capo dei restauri del Duomo e dello stesso Valli, come ha ricordato lui stesso nel suo intervento.

RIPARTIRE DALL’EXPORT. Al discorso del presidente uscente Stefano Landi, ora alla guida della Camera di commercio, il compito di tracciare lo stato di salute del sistema economico reggiano, all’interno del drammatico quadro nazionale. «Nonostante l’andamento negativo, il sistema economico reggiano ha dimostrato un’elevata capacità di tenuta - afferma Landi – Reggio è risultata, tra le province italiane, prima per export manifatturiero pro capite. Un dato che ha contribuito a far sì che la disoccupazione locale sia oggi meno della metà di quella nazionale ed europea. I disoccupati a Reggio sono il 6% contro il 13% della media nazionale; la disoccupazione giovanile non arriva al 18% contro il 40% del Paese. Risultati raggiunti grazie a un numero elevato di imprese che hanno scelto di rinnovarsi».

DIMENSIONE MEDIOPADANA. Ed è a partire da questi numeri che Severi ha impostato il suo discorso di insediamento, puntando il suo mandato principalmente su due linee di sviluppo: «Le linee guida del mio mandato, sin qui solo sbozzate in attesa di esser definite insieme ai colleghi che mi affiancheranno, saranno incentrate su due ambiti ben precisi - spiega il nuovo numero uno degli industriali reggiani, annunciando la prossima formazione della sua squadra all’interno di Unindustria – Il primo è quello riferito alle imprese; il secondo è quello riconducibile al sistema locale. Poche direttrici declinate su alcuni obiettivi di medio periodo ragionevolmente perseguibili e su obiettivi territoriali più complessi e dunque con risultati differiti». Strategia che, secondo Severi, non potranno prescindere da una rete di relazioni inteprovinciali, destinato inoltre a fare i conti con i grandi mutamenti amministrativi e istituzionali in atto, dalla scomparsa delle Province alla riforma camerale della stessa Confidustria, sulla base delle direttive emerse dai lavori della commissione Pesenti.

AREA VASTA. Provvedimenti che impongono di intervenire in una dimensione sempre maggiore di area vasta. «La “scoperta” e l’impegno per la valorizzazione di questa soggettività “mediopadana” sarà, nei prossimi anni, uno degli ambiti dell’azione associativa – aggiunge Severi – Occorre dare identità, voce, ruolo e funzione a quel grande agglomerato economico, sociale e culturale che si colloca tra la grande area metropolitana di Milano e quella del capoluogo regionale. La realtà mediopadana non è l’isola che non c’è, ma un addensamento di produzioni, di università, di competenze, di arte, storia, paesaggi e città che chiede di essere scoperto e interpretato. Un luogo nel quale il primo errore da evitare è quella dispersione e quella malintesa competitività che hanno sin qui diviso ciò che ora dovremmo condurre a unità. La grande area mediopadana deve diventare una rete di relazioni analoga a quella messa a punto nel corso dei decenni dal sistema manifatturiero emiliano».

TECNOPOLO: ECCO IL FUTURO. Nel suo discorso, parole anche per il neosindaco, Luca Vecchi – presente in sala insieme ad altri rappresentanti della politica e delle istituzioni – in relazione al progetto del completamento del Tecnopolo, una delle principali sfide lanciate dallo stesso Vecchi per lo sviluppo futuro della città. «Nei giorni scorsi ho letto con attenzione il Documento di programma della nuova amministrazione di Reggio Emilia guidata dal sindaco Vecchi - afferma Severi – Esistono, sicuramente i presupposti per una fattiva collaborazione. Nell’ambito delle numerose indicazioni condivise mi limito a ricordarne due: il Tecnopolo e Reggio Emilia Innovazione che, nel loro insieme, configurano, con la stazione Mediopadana, i più importanti progetti che la nostra comunità si è data in questi anni. Progetti sociali, perché riconducibili all’industria, al lavoro, alle risorse umane e alla conoscenza diffusa che rappresenta ormai un elemento fondamentale per competere come imprese e come sistemi territoriali. A fronte di obiettivi come questi le associazioni possono giocare un ruolo significativo».

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