Carrelli sempre più leggeri soffrono anche i discount
Cervi (Cia): «Tra i prodotti tipici si salvano Parmigiano Reggiano e Lambrusco» Prampolini (Confcommercio): «Non solo i piccoli negozi sono ridotti all’osso»
REGGIO. La tavola continua ad essere imbandita, il frigorifero è ancora ricolmo, ma per mangiare si spende sempre meno, andando alla rincorsa degli sconti e delle offerte promozionali e rinunciando spesso ai prodotti di marca. Ne soffrono i commercianti e, quindi, l'industria alimentare e le aziende agricole che li riforniscono.
La Confederazione italiana agricoltori lancia l'allarme, sulla base degli ultimi dati diffusi dall'Istat: «Le famiglie hanno ridotto la spesa per il cibo del due per cento nei primi tre mesi dell'anno, del 12% rispetto ai livelli anteriori alla crisi. Si è scesi, infatti, dai 129 miliardi del 2007 ai 114 miliardi del 2013». I manuali di economia definiscono anticiclico il settore alimentare, poichè anche nei periodi di recessione industriale la gente continua a soddisfare il bisogno elementare di nutrirsi. In realtà l'attuale crisi colpisce anche il settore primario. Da un lato abbatte gli sprechi e gli eccessi di un consumismo a ragione deprecato, dall'altro, però, spinge anche a rinunciare alla qualità pur di risparmiare.
«L'85% degli italiani - spiega la Cia - compra solo quanto basta e il 58% opta per il prezzo più basso, scegliendo il brand solo se è in offerta speciale. Il 41% sacrifica pranzi e cene al ristorante, mentre il 21% ritorna al fai da te per dolci, pane e pasta a mano. «I nostri prodotti tipici - sottolinea Antenore Cervi, presidente provinciale della Cia - risentono sensibilmente del calo del mercato nazionale. Si sostengono soltanto grazie alle esportazioni. E' particolarmente colpito il prosciutto di Parma, che negli ultimi dieci anni ha aumentato la quota esportata soltanto dal 23 al 27%. Va meno male il Parmigiano Reggiano, il cui export è cresciuto dal 13 al 30%. Si salva il Lambrusco, di cui si vende all'estero quasi il 50%». Il termometro della situazione interna lo fornisce il commercio.
Secondo la Cia nel primo quadrimestre del 2014 soltanto i discount hanno visto crescere il fatturato (del 3,1%), mentre quello dei negozi di quartiere è crollato (meno 2,3%). Neppure vanno bene gli ipermercati (meno 1%) e i supermercati (meno 0,7%). Confcommercio rileva dati ancora più negativi: «Nella nostra provincia e nel resto d'Italia - riferisce la presidente Donatella Prampolini - riscontriamo un calo generalizzato, che colpisce soprattutto i negozi più piccoli, ma non risparmia neppure i discount. Nella grande distribuzione le maggiori sofferenze le registrano i supermercati, un po' meno gli ipermercati. Resistono meglio i superstore, che sono una via di mezzo. La situazione a Reggio è aggravata dalla saturazione dell'offerta, a causa della moltiplicazione dei punti vendita. Le aperture domenicali, poi, avvantaggiano soltanto i grandi centri commerciali».
«I grandi gruppi commerciali italiani - incalza Antenore Cervi - spuntano prezzi più bassi e neppure contribuiscono all'esportazione dei prodotti nazionali, non essendo presenti all'estero. Peraltro abbiamo buoni rapporti con alcuni gruppi che collocano sul mercato i prodotti agricoli locali». Luciano Salsi
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