«Manzotti, da chiarire l’aspetto psicofisico»
L’avvocato Bucchi: «Può risultare molto importante nel processo. Lui è ancora ricoverato in ospedale»
SCANDIANO. Le sorelle e gli altri famigliari di Fermo Manzotti hanno saputo del delitto solo in questi ultimissi giorni, a due settimane dall’uccisione di Teresa Misa. Ad affermarlo è l’avvocato Noris Bucchi, che giovedì sera ha assunto l’incarico di rappresentare la famiglia Manzotti. «Non è facile ricostruire la vicenda – spiega l’avvocato Bucchi – sia perché i fatti risalgono al 18 giugno, sia perché sono avvenuti all’estero».
Quando sono stati informati i famigliari? E in che modo?
«Lo hanno saputo in modo non ufficiale, per vie traverse, appena due giorni fa (tre per chi legge, ndr). Anche questo rende più complicato ricorstruire ciò che è accaduto».
Perché la famiglia non è stata informata prima?
«Ho due ipotesi: o Fermo Manzotti ha chiesto di non informare la famiglia, o non era in condizione di farlo. I famigliari lo hanno saputo ora, quando l’interrogatorio di garanzia è già stato fatto. Oggi attraverso l’ambasciata ho raccolto i primi elementi».
Come si muoverà in questa fase iniziale?
«Adesso lo scopo principale è ricostruire i fatti e dare una impostazione processuale».
Dov’è ora Fermo Manzotti?
«E’ ancora in ospedale».
Dove, secondo la stampa polacca, è stato interrogato.
«Sì, è stato interrogato in ospedale».
Che cosa ha detto? Ha dato una sua versione dell’accaduto?
«Non lo posso dire. Posso invece dire, perché è ufficiale, che è accusato di omicidio volontario aggravato».
Com’è avvenuto il delitto?
«Anche questo non lo posso dire. Non posso entrare nel merito perché si tratta di aspetti al momento non ufficiali».
La stampa polacca cita l’ipotesi del delitto seguito dalle lesioni su se stesso e dalla collocazione del coltello nelle mani della moglie, per far pensare ad un’aggressione da parte della donna nei confronti del marito.
«Anche questa versione non è ufficiale, quindi non la faccio mia».
E’ possibile arrivare all’estradizione di Manzotti?
«In astratto, l’estradizione la si può chiedere per far espiare la pena in Italia. Ma prima occorre affrontare il processo».
Come l’affronterà?
«Valuteremo. O ci si difende nel merito, oppure si punta sulla capacità grandemente scemata del soggetto al momento dei fatti. Scemata o comunque limitata. In questa prima fase si cerca di ricostruire i vari elementi in vista del processo. Poi si passerà alla fase esecutiva, se emergeranno responsabilità».
Insomma, si tratta di capire ciò che è accaduto e verificare le condizioni psicofisiche di Manzotti al momento dei fatti.
«Sto lavorando proprio per capire quali fossero le sue condizioni psicofisiche. Questo aspetto può risultare molto importante nel processo». (m.g.)
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