«Non servono spot, ma competenze»
«Se qualcuno pensa di risolvere il problema con gli spuntoni si resta ancorati a soluzioni populiste: la questione va affrontata nella sua concretezza e nella sua complessità. Non servono...
«Se qualcuno pensa di risolvere il problema con gli spuntoni si resta ancorati a soluzioni populiste: la questione va affrontata nella sua concretezza e nella sua complessità. Non servono provvedimenti spot». Ha la delega al Welfare. E, dal suo osservatorio legato alle politiche sociali, ritiene che nella zona stazione non ci sia bisogno di mettere spuntoni o altri dissuasori per eliminare il bivacco davanti allo Chef Express. Piuttosto, per il vicesindaco Matteo Sassi è necessario un intervento a lungo termine, da realizzare con il contributo di tutti i soggetti in campo. «Servono competenze e progetti – afferma – La politica non può farsi accarezzare da superficialità e qualunquismo».
Assessore, ipotesi spuntoni sul davanzale dello Chef Express. Cosa ne pensa?
«Non so nulla del progetto, ma non posso che ribadire quanto ho sempre sostenuto».
Ovvero? L’impressione è che l’idea non sia proprio di suo gradimento...
«La complessità del fenomeno richiede intelligenze e competenze fatte di prossimità, di integrazione, di risorse che provengono dal sociale, dalle forze dell’ordine. È in gioco la salvaguardia di principi fondamentali: l’incolumità, ma anche la dignità delle persone».
Una stroncatura in piena regola. Come mai?
«Penso che, politicamente, il tentativo di carpire facili consensi rischi di travolgere il buon senso, oltre a chiudere le porte in faccia ai problemi reali, quelli che la gente vuole siano davvero risolti».
In che modo?
«Come assessorato al Welfare, noi già mettiamo in campo competenze e risorse tipiche del sociale, effettuando attività di mediazione e prevenzione, cui si aggiunge il lavoro dell’unità di strada. Il nostro è un contributo concreto, che metto a disposizione della mia collega Maramotti, che ha la delega alla Sicurezza».
I residenti tuttavia chiedono da tempo di intervenire il prima possibile. Non è d’accordo?
«È vero, ma bisogna mettere in campo una risposta politico-istituzionale competente, senza speculazioni. È questa la differenza tra chi fa spot come la Lega e chi, invece, come noi è chiamato a governare. La città non merita un dibattito di basso livello, che potrebbe anche far aggravare il problema».
Ma allora il problema esiste davvero? La sua sembra un’ammissione...
«Si interviene lì come in altre zone, sempre sulla base di questioni specifiche. Penso tuttavia che si debba fuoriuscire dalla simbologia che la zona stazione ha avuto negli ultimi anni. Si produce solo un immaginario stigmatizzante ed escludente. La parola d’ordine resta integrare le politiche. Non vedo perché la questione debba essere affrontata come se servisse un assessore specifico alla zona stazione». (e.spa.)
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