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Reggio piange Faletti, il “ragazzo buono”

di Miriam Figliuolo
Reggio piange Faletti, il “ragazzo buono”

L’attore, scrittore e cantante è morto ieri a 63 anni. Il ricordo di Orietta Berti: «Stare con lui era come una vacanza»

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REGGIO. Il «ragazzo buono» (come lo ricorda Antonio Ricci) Giorgio Faletti si è spento ieri, all’età di 63 anni. Stroncato da una malattia per la quale era ricoverato all’ospedale Molinette di Torino. Era nato ad Asti il 25 novembre del 1950. Un funambolo dell’arte viene giustamente definito, in queste ore di estrema tristezza mista a stupore, che coinvolgono anche la nostra città, con la quale l’attore, cantante e scrittore aveva legami stretti, a partire dalla lunga amicizia con la cantante cavriaghese Orietta Berti.

Con lei aveva partecipato nel 1992 al Festival di Sanremo (due anni più tardi ottenne il secondo posto con “Signor tenente”), con il brano “Rumba di tango”, eliminato alla prima esibizione. Riuscì a vivere anche quell’esperienza con la sua consueta ironia, contagiosa anche per la Berti, nonostante da professionista della canzone potesse avere ragione di vivere diversamente la “bocciatura”: «Per me fu come una vacanza – dice invece la cantante, raggiunta da poche ore dalla notizia della morte dell’amico – Ricorderò Giorgio sempre così».

«Sapevo che aveva annullato le date del suo tour per motivi di salute – prosegue – ma non immaginavo fosse così grave. Ci eravamo conosciuti negli studi televisivi di Canale 5 ai tempi di “Drive in” e da lì era nata una bella amicizia».

Diversi gli aneddoti che la Berti può raccontare e che parlano di un uomo dalla creatività inarrestabile. «I primi appunti di “Io uccido” (4milioni di copie, ndr) mi raccontò di averli scritti durante i postumi di un malore che lo aveva costretto a stare fermo per un po’», dice Orietta. Così i primi accenni di “Rumba di tango”: «Si era rotto una gamba e durante la convalescenza si era messo a scrivere canzoni».

«Nel ’96 – ricorda ancora la cantante – Giorgio venne a sorpresa durante le prove per la promozione del mio disco e fece un quarto d’ora dei suoi divertentissimi personaggi. Fu uno spasso anche a cena. Un giorno me lo sono ritrovato in ascensore all’Hotel Jolly di New York. Fummo sorpresi entrambi di ritrovarci lì. Mi spiegò che era in giro per distretti di polizia. Si stava documentando per un nuovo libro (“Niente di vero tranne gli occhi”, uscito nel 2004 e che ha al suo attivo 3 milioni e mezzo di copie, ndr)». I ricordi scorrono e parlano di una frequentazione informale assidua del nostro territorio: «Sono andata diverse volte a casa sua ad Asti e lui qui da me. Amava la buona cucina, soprattutto quella tipica regionale. Ho cucinato per lui, ma abbiamo anche battuto tutti i ristoranti della zona. Ho conosciuto sua mamma, simpaticissima come lui».

«Le nuove sfide nella vita mi sono sempre piaciute. È essenziale fuggire da tutto ciò che è ovvio e scontato», aveva detto Faletti, a Reggio per la presentazione del suo secondo libro. Quasi una regola di vita alla quale non ha mai rinunciato.

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