Gli insegnanti: «Noi lavoriamo già 36 ore»
Tutti contro l’annunciata legge delega di Reggi che prevede di aumentare le ore settimanali di lavoro
REGGIO. Le aule scolastiche sono chiuse. Tuttavia maestri e professori non si sono fatti cogliere di sorpresa dal blitz del sottosegretario Roberto Reggi, che preannuncia una legge delega finalizzata ad aumentare l'impegno di tutti gli insegnanti in cambio di incentivi economici da concedere a pochi. Fra le reazioni c'è anche quella di un comitato di docenti reggiani sostenuti dalla Flc Cgil. A loro nome Maria Rita Gadaleta, professoressa delle superiori, spara a zero contro la proposta del governo Renzi. Reggi vuole infatti portare a 36 le ore settimanali di lavoro obbligatorio. Il comitato ribatte: «Gli insegnanti italiani le 36 ore le fanno già! A questa cifra si arriva sommando 18 ore di lezione frontale per 33 settimane all'anno, un'ora alla settimana di ricevimento dei genitori, le 80 ore annue per le attività funzionali quali i collegi dei docenti, i consigli di classe, i ricevimenti generali e le riunioni di materia, e tutto il tempo necessario, a casa, per la preparazione delle lezioni e delle verifiche e per la correzione dei compiti». Il guaio è che questi ultimi impegni, svolti fra le pareti domestiche, sono difficilmente quantificabili. Maria Rita Gadaleta propone una stima per difetto di 18 ore settimanali, che porterebbe il totale a circa 40 ore alla settimana. Tuttavia esistono differenze notevoli fra le materie prevalentemente orali e quelle che richiedono molte prove ed esercitazioni scritte. Per equiparare il lavoro effettivo il governo, già negli anni Ottanta, proponeva lo svolgimento di tutte le attività a scuola entro un orario ben definito. La categoria ha sempre opposto un netto rifiuto in nome di un impegno in parte simile a quello dei liberi professionisti, che non devono timbrare il cartellino. Ora il comitato avanza altre obiezioni: «Volete che veniamo a scuola a correggere compiti e preparare lezioni? Trovate due buchi dove stiparci con libri e computer e saremo lì». In realtà gli spazi sovrabbondano, considerando le aule, ma bisogna spendere per attrezzarle e riscaldarle. Il sottosegretario vorrebbe addirittura tenere le scuole aperte fino alle 22. «Una scuola aperta al territorio - controbattono i docenti - è una opportunità, ma ci vogliono risorse, personale e strutture adeguate». E comporterebbe uno scadimento qualitativo, secondo i docenti, l'idea di trovare i soldi riducendo da 5 a 4 anni il percorso delle superiori. Non è meno spinoso il nodo della valutazione. La conclusione è una condanna drastica: «Questa proposta appare la solita pratica dei tagli lineari di stampo montiano: far lavorare gratuitamente i docenti dopo sette anni di blocco dei contratti e licenziare i precari. Lo strumento non deve essere la legge delega, ma il contratto di lavoro».
Ma la proposta del sottosegretario Reggio non piace neppure alla Cisl. «Le 18 ore dei docenti - dice Mariarita Bertolani, segretaria di Cisl Scuola - le lunghe vacanze estive appartengono ormai al passato... da tempo. Le affermazioni “i docenti lavorano part-time”, “i bidelli non fanno nulla”, ci indignano e ci offendono. Non a tutti, infatti, è data a sapere la complessità che oggi contraddistingue le istituzioni scolastiche, le classi e inevitabilmente l’impegno e la responsabilità che si ripercuotono sugli insegnanti».
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