Agriturismi, la Cia chiede per i rifiuti tariffe differenziate
CASTELNOVO MONTI. Tariffe differenziate della tassa sui rifiuti per gli agriturismi appenninici. A chiederle, rivolgendosi ai dieci sindaci dei paesi appenninici che fanno parte dell’Unione del...
CASTELNOVO MONTI. Tariffe differenziate della tassa sui rifiuti per gli agriturismi appenninici. A chiederle, rivolgendosi ai dieci sindaci dei paesi appenninici che fanno parte dell’Unione del Comuni Montani, è la zona montana della Cia Turismo Verde, una delle principali associazioni di categoria del settore agro-alimentare.
Al centro della questione, il problema del calcolo dell’imposta sui rifiuti, che viene dedotta anche sulla base della superficie complessiva della struttura da tassare. E nel caso degli agriturismi – per la loro natura a metà fra l’agricolo e il ricettivo – si tratta di numeri corposi, che provocherebbe un bell’innalzamento della tassa.
Con l’arrivo dell’estate e della formalizzazione delle imposte fiscali, si pone quindi anche la questione della nuova tassa sui rifiuti, la Tari, definita a livello di singole amministrazioni comunali.
La Cia in particolare si riferisce alle aziende agricole che esercitano l’attività agrituristica, con il timore che la Tari per gli agriturismi venga equiparata a quelle di «altre categorie di attività solo in apparenza similari, quali, ad esempio, gli alberghi e i ristoranti».
Questo per l’associazione sarebbe «non corretto», perché in questo caso non si parla di esercizi commerciali ma di «attività che si effettuano in stretta connessione all’attività agricola svolta in maniera prevalente e che si concretizzano in diverse iniziative turistiche quali: ristorazione, alloggio, servizi ricreativi e culturali e campeggio, con varie combinazioni».
Che cosa significa? Che «l’agriturismo – afferma la Cia – è soggetto a condizioni di esercizio che impongono da un lato l’uso di edifici e locali preesistenti, dall’altro limiti alla capacità ricettiva».
Molti metri quadri e poco spazio per ristorante e camere, in pratica, creando una differenza netta rispetto a ristoranti ed alberghi “tradizionali”. Nel caso dell’agriturismo, la superficie complessiva è spesso molto elevata, ed è su questo dato che viene calcolata abitualmente la Tasi. La Cia quindi chiede che «all’agriturismo siano applicate tariffe differenziate per genere di attività, riduzioni percentuali di tariffa sulle diverse attività ricettive che ciascuna azienda agrituristica svolge rispetto alle tariffe applicate al settore commerciale, anche in considerazione della attività stagionale e ridotta al minimo».
In caso contrario il rischio, per le attività di agriturismo, potrebbe essere quello della chiusura, per cui la Cia ammonisce: «Per numerose attività agrituristiche il mantenimento dell’attuale livello di imposizione rischia di metterne a rischio la stessa sopravvivenza, in particolare nelle zone marginali di montagna».
Adriano Arati
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