Beni sequestrati dai nazisti agli ebrei, mistero risolto
Alberto Ferraboschi sull’ultimo numero di “Rs” di Istoreco ne ricostruisce la fine
REGGIO. Il mistero delle opere d'arte trafugate dai nazisti agli ebrei è ritornato d'attualità alla fine del 2013 con la scoperta di 1.400 dipinti d'inestimabile valore a Monaco di Baviera nella casa di Cornelius Gurlitt, figlio di colui che le aveva messe insieme per conto di Hitler. Si può supporre che il tesoro comprenda anche i dipinti sottratti agli ebrei reggiani dopo l'8 settembre 1943, ma sarebbe arduo dimostrarlo. L'unica cosa certa è che una delle prime misure adottate nella nostra provincia dalla Repubblica sociale italiana creata da Mussolini fu il sequestro delle proprietà appartenenti ai cittadini "di razza ebraica". La sorte dei fabbricati e dei terreni è stata ricostruita. Non si sa, invece, che fine abbiano fatto molti beni mobili, fra cui le opere d'arte da loro possedute. Risulta soltanto che il 13 dicembre 1943 furono applicate le disposizioni sulla requisizione delle opere d'arte.
Tale provvedimento era diretto a 29 ebrei reggiani, ma solo dieci furono effettivamente raggiunti dal decreto di notifica. Tutta la vicenda è ricostruita da Alberto Ferraboschi sull'ultimo numero di Ricerche storiche, il semestrale dell'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea. L'autore si rifà a un saggio di Antonio Zambonelli, pubblicato su Rs nel 1989. Senza contraddirne le conclusioni, ne amplia la portata sulla base di una documentazione inedita rinvenuta all'Archivio storico della Cassa di Risparmio reggiana, attualmente depositata al Polo archivistico. Si tratta di una busta contenente un fascicolo che riguarda la gestione dei beni ebraici sequestrati dalle autorità fasciste e affidate alla banca, per la loro amministrazione, dall'Egeli (Ente gestione e liquidazione immobiliare). Le proprietà ebraiche erano state sequestrate alla fine del 1943 in attesa della confisca, che fu attuata tra il marzo e l'agosto dell'anno successivo. In seguito a un ordine di polizia il 16 dicembre 1943 il vicedirettore della Cassa di Risparmio impose il fermo dei libretti di risparmio, delle cassette di sicurezza, dei titoli e dei valori appartenenti a 64 ebrei, di cui 47 residenti in città e 17 in provincia. L'operazione diede scarsi risultati, poichè i titolari avevano già provveduto a ritirare gran parte del contenuto. Le cassette di sicurezza, aperte il 13 dicembre 1944, furono trovate vuote. Ma non potevano essere salvate le proprietà immobiliari: 67 poderi e 29 case civili. I terreni fruttavano più di 312mila lire dell'epoca, gli appartamenti 24mila lire. Un elenco redatto dalla Cassa di Risparmio rivela che i provvedimenti di spoliazione riguardarono 23 ebrei. Se ne deduce che il 36% della comunità ebraica reggiana fu colpito dai provvedimenti. Dopo la Liberazione, Pietro Aguzzi fu nominato presidente della commissione per l'amministrazione dei beni ebraici. Con la consulenza di Sergio Finzi, avvocato di origine ebraica, furono operate all'Ufficio del registro le trascrizioni degli immobili a favore degli ebrei sopravvissuti allo sterminio dei loro eredi.
Luciano Salsi
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