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Da Regina Pacis a Seul per aprire una spaghetteria

Da Regina Pacis a Seul per aprire una spaghetteria

Il reggiano Davide Di Meo, 39 anni, è arrivato in Corea dopo aver girato il mondo «Ma non resterò qui per sempre: il mio sogno è un ristorante sull’isola di Jeju»

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Dalla patina anni ’70 in cui sonnecchia il quartiere di Regina Pacis all’ipertecnologica Seul, senza aver perso la forza di sognare. È questo il tortuoso periplo seguito da Davide Di Meo, 39enne reggiano che da sette mesi vive a Seul, la capitale della Corea del Sud, dove nei giorni scorsi ha inaugurato “La casa di Noa”, la prima spaghetteria tricolore della metropoli sul fiume Han. «Di Reggio mi manca tutto - spiega Davide - la famiglia, gli affetti, gli amici. Sono cresciuto a Regina Pacis, in piazza Vivaldi. Reggio è un piccolo villaggio, mentre Seul è una metropoli globale, con quasi 26 milioni di abitanti; qui tutto è veloce, c’è grande competitività ed è un paese ipertecnologico, in cui tutto funziona ed è organizzato benissimo. Allo stesso tempo però ci sono tante contraddizioni: c’è un grande rispetto per la cultura e le tradizioni, l’onore e la posizione all’interno della famiglia e nella società, ma forse, con questa grande competitività, si è perso qualcosa a livello di umanità».

Sette ore di fuso orario, quasi novemila chilometri di distanza da casa, in una città-mondo in cui gli italiani sono poco più di 300. Un approdo che è figlio dell’amore, ma anche di un progetto di vita preciso, che in Italia è ora difficile pensare di poter realizzare. «Non volevamo far crescere nostro figlio a Dublino - racconta Di Meo - dove ho vissuto e lavorato per sette anni e dove ho conosciuto mia moglie, che studiava in Irlanda. L’idea era di aprire “qualcosa” di italiano, ma in Italia che prospettive avremmo avuto? Così abbiamo deciso di trasferirci in Corea, il Paese di mia moglie, dove è nata l’idea della “Casa di Noa”». Noa è il nome del figlio di Davide, di quasi 2 anni, avuto dalla moglie Hyun-Jin Oh.«Di ristoranti italiani ce ne sono tanti, ma la qualità non è alta - spiega Davide - la nostra è una spaghetteria, con prodotti di qualità e realizzati a mano. La pasta la faccio io, tranne le tagliatelle, che faccio arrivare da Bologna: lasagne, gnocchi, spaghetti, sugo al ragù, al pesto…poi cavatelli, bruschette, antipasti e piatti di pesce». Una passione, quella per la cucina, che Davide ha coltivato fin da piccolo, osservando la mamma e la nonna preparare i piatti della cucina reggiana, “rinforzati” dai prestiti provenienti dalle tradizioni culinarie ereditate dal ramo paterno della famiglia, originaria della Puglia.

«Sono arrivato a Dublino a 31 anni - racconta Davide - dopo il diploma alla scuole di odontoiatria, a metà anni ’90 sono andato in Africa, dove ho fatto la guida per i safari». Poi tanti altri viaggi, dal Vietnam al Sudamerica. «Restare tutta la vita in Corea? Il nostro sogno è aprire un altro ristorante sull’isola di Jeju, una delle meraviglie naturali Unesco».

Daniele Valisena

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