Gazzetta di Reggio

Reggio

Oltre la metà dei cantieri è irregolare

di Evaristo Sparvieri
Oltre la metà dei cantieri è irregolare

Fuori norma nel 63% dei casi. E poi lavoratori in nero. Non solo nel campo dell’edilizia, ma anche nei settori dell’agricoltura, dell’industria, del terziario, con evasioni milionarie

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REGGIO. Cantieri irregolari nel 63% dei casi. E poi lavoratori in nero. Non solo nel campo dell’edilizia, ma anche nei settori dell’agricoltura, dell’industria, del terziario, con evasioni milionarie e un numero di ispezioni in calo rispetto al passato. È quanto denuncia Franco Zavatti, coordinatore regionale sicurezza della Cgil, che lancia l’allarme legalità nei posti di lavoro. «Dall’incrocio dei dati più recenti del Ministero del Lavoro relativi alle “Attività ispettive nei cantieri e nei posti di lavoro” – afferma il responsabile Cgil – emerge un quadro molto preoccupante per quanto riguarda la realtà emiliano-romagnola. Effetti perversi di una riduzione cieca della spesa pubblica che taglia risorse e personale anche a tutti gli enti ispettivi, nonostante l’allargamento dei gravi fenomeni di irregolarità ed illegalità, e nonostante si confermi che, investendo sui controlli, lo Stato e la società si ripagano abbondantemente».

EMILIA, TRIMESTRE NERO. Nel primo trimestre 2014, da gennaio a marzo, nella nostra regione sono stati 749 i cantieri sottoposti ad ispezione. Di questi, nel 56% dei casi sono emerse irregolarità, coinvolgendo 204 lavoratori e facendo emergere evasioni per un importo pari a 3,2 milioni di euro. Numeri che diventano ancora più preoccupanti se sommati alla situazione che ha interessato anche gli altri settori dell’economia regionale. In totale, le ispezioni condotte sono state 2.871: 1.666 le irregolarità riscontrate (59%), 1.508 i lavoratori in nero, per una evasione complessiva di 9,8 milioni di euro. «È importante verificare che in Emilia-Romagna, nel 2013 ed inizio 2014, le ispezioni effettuate superano la media nazionale – spiega Zavatti – sono state 11.715 nell’intero anno scorso, col 44% di illeciti rilevati. Percentuale che sale al 59% nel primo trimestre di quest’anno. Siamo la regione al quinto posto per attività ispettiva, dopo Lombardia, Puglia, Campania e Lazio: però siamo anche al quarto posto nazionale per l’entità ragguardevole “dell’imponibile evaso accertato”, di ben 38,28 milioni di euro».

REGGIO QUASI DA RECORD. Se in regione il quadro è allarmante, anche nella nostra provincia si registra una diffusa situazione di illegalità nei posti di lavoro. Sempre nel primo trimestre 2014, i cantieri edili controllati sono stati 66, per una percentuale di irregolarità pari al 63%, che sale addirittura al 75% se rapportata alle ispezioni che hanno interessato gli altri settori, dall’agricoltura al terziario. Quanto all’evasione complessiva, in tre mesi si supera già il traguardo del milione di euro. Peggio di noi, in regione, soltanto Ravenna, dove i controlli complessivi sono stati 305 e le infrazioni accertate pari all’82%. Percentuali che, per la nostra provincia, rappresentano una vera e propria impennata. Nel corso di tutto il 2013, infatti, i cantieri posti ad ispezione lavorativa sono stati 288 con 127 infrazioni, pari al 44%. In totale, invece, la percentuale di irregolarità toccava quota 57% (su 786 ispezioni effettuate). «Ciò che particolarmente preoccupa - commenta Zavatti – è che il quadro dei dati regionali si impenna nei territori delle quattro province colpite dal terremoto. A Reggio Emilia , col 57% di illeciti e 6,8 milioni nello scorso anno si sale al 75% nell’ultimo trimestre».

CONCORRENZA SLEALE. «Bisogna agire rapidamente con maggiori risorse dedicate ai controlli, non sulle carte, bensì mirati al contrasto del lavoro irregolare, che è poi l’altra faccia della illegalità economica e fiscale, sempre più preoccupante nei nostri territori. Organizzare la nostra pubblica amministrazione per qualificare le capacità ispettive, non è maggiore spesa, bensì un investimento economico, sociale e civile». È questo l’appello del coordinatore regionale della Cgil, che a partire dall’analisi dei dati lancia un’ulteriore allarme: quello della concorrenza sleale. «Lavoro irregolare è furto del salario, della sicurezza e della pensione per i lavoratori; è umiliazione per chi è costretto a trasferirsi nell’esercito delle partite Iva o dei falsi soci di cooperative spurie; è furto fiscale che poi colpisce ogni cittadino; è concorrenza dannosa e spesso esiziale per le imprese in regola». Una situazione da superare, secondo il sindacalista, anche attraverso la responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti. Non solo le istituzioni, ma anche le associazioni di categoria e gli ordini professionali. «Questa è da sempre una trincea del sindacato - conclude - e dovrà esserlo sempre di più».

@evarspar

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