Gazzetta di Reggio

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«Il teatro della Resistenza deve andare oltre la storia»

Daniele Valisena
«Il teatro della Resistenza deve andare oltre la storia»

Emanuele Aldrovandi con il Centro MaMiMò inaugura questa sera il festival a casa Cervi «La sfida della società contemporanea è resistere al brutto e allenarsi al bello»

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GATTATICO. «Bisogna vedere oltre ai semplici fatti storici, raccogliendo nuove energie per pensare e riflettere sulle nuove forme di resistenza al “brutto”, allenandosi alle cose belle». Dai libri di storia al palcoscenico è questo percorso tra memoria e riflessione sul tempo presente che Emanuele Aldrovandi indica come una delle chiavi per accostarsi al “Festival teatrale della Resistenza”, la rassegna che per il tredicesimo anno animerà l’aia di Casa Cervi, a Gattatico, da oggi fino al 27 luglio. Protagoniste sette compagnie di rilievo nazionale, tra cui il Centro MaMiMò di Reggio, che metteranno in scena spettacoli legati alla Resistenza storica, ma anche alle nuove forme di resistenza, dalle lotte sindacali a quelle per il precariato, l’identità femminile e la cittadinanza.

Aldrovandi, com’è nato il suo “Teatro appena scritto”, che inaugurerà lunedì (stasera ndr) alle 20.15 la manifestazione?

«Non si tratta di un lavoro compiuto, ma di alcune scene nate nel corso del laboratorio di drammaturgia che ho tenuto da maggio a giugno al Centro MaMiMò. A scriverle sono state gli otto partecipanti al laboratorio, che ringrazio per aver accettato di voler salire sul palco».

Quali sono i temi sviluppati nel corso del laboratorio?

«Ognuno ha portato avanti il soggetto che più lo interessava, io ho solo aiutato a sviluppare le idee e a metterle su carta. Penso siano tutti lavori interessanti, perché offrono ognuno uno spaccato della società attraverso la lente di otto sguardi e menti diverse».

In che modo il Festival permette di coniugare l’arte teatrale alla Resistenza?

«L’opportunità che ci offre il Museo è quella di non fermarsi a presentare fatti e storie, ma di esplorare liberamente, in un dialogo con il pubblico, ad esempio l’incontro con Vacis, per portare avanti e far conoscere forme e modi di resistenza attiva e allenare le persone alla bellezza».

Lei ha 29 anni: pensa che la Resistenza abbia bisogno di essere attualizzata per parlare ancora ai giovani?

«Dipende da cosa si intende per Resistenza: c’è un’attività storica che il Museo porta avanti con cura e impegno. Questa è un’attività importante, che bisogna continuare. Un altro aspetto però è quello di far convogliare le energie per cercare di andare oltre e mostrare le altre “resistenze” che impegnano la società contemporanea; resistere al brutto ad esempio, allenarsi al bello».

Parlando del suo impegno al MaMiMò, qual è il bilancio di questa seconda stagione di lavoro?

«Sono stato accolto benissimo in una realtà che da dieci anni è virtuosa, migliorando stagione dopo stagione, sia come proposta formativa che per quanto riguarda gli spettacoli. Una realtà radicata al territorio, ma che ha uno sguardo aperto verso le realtà esterne».

Ad aprile ha portato sul palco “Elvis e il papa”: quali sono i suoi prossimi progetti?

«Ci tengo a dire che si tratta di un lavoro collettivo, che ho realizzato assieme al regista e agli attori, confrontandomi e discutendo con loro. È questo metodo uno degli aspetti più positivi del MaMiMò, che lo avvicina forse al Nord Europa come metodologia di lavoro. Da domani cominceremo le prove di “Homicide House”, il testo con cui ho vinto il Premio Riccione e che porteremo ad Andria il 26 agosto».

 

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